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Perchè donare fa bene!

In termini psicologici esiste una sottile ma importantissima differenza tra il donare e il fare un regalo. Il regalo presuppone una aspettativa di ritorno, il dare e ricevere è una esperienza che il più delle volte si concretizza nello scambio di beni materiali. Quando doniamo invece non ci aspettiamo nulla in cambio dall’altro. Sebbene il gesto evochi in noi una sensazione di benessere, non riceviamo e non ci aspettiamo di ricevere nulla dagli altri, proviamo una soddisfazione che nasce dentro di noi.

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Ma vediamo questo processo più nel dettaglio.


Lo scambio di regali è considerata un'attività che rafforza le interazioni sociali degli individui e i legami cooperativi. In questo senso, il regalo assume una funzione sociale portando ad esperienze connotate da una pluralità di emozioni come la gioia e la gratitudine. Queste emozioni facilitano la costruzione di relazioni di reciprocità e l'attuazione futura di comportamenti prosociali sia da parte di chi dona che di chi riceve.



Il dono è un gesto altruistico che costituisce uno specifico comportamento prosociale, in grado di:

  1. rafforzare il senso di reciprocità e i legami cooperativi degli individui,

  2. aumentare la coordinazione comportamentale tra gli individui coinvolti attraverso specifici meccanismi di modulazione neurofisiologica che si verificano quando entrambi gli individui sperimentano gli stessi stati d'animo e le stesse percezioni.


Il dono può essere motivato da 3 diversi tipi di sentimento:

  1. Il sentimento di responsabilità sociale, che ci motiva ad aiutare chi ci sta intorno.

  2. La sensazione di equità, che deriva dal compensare un comportamento compiuto che ha causato un danno. In questo caso il motore è il senso di colpa.

  3. Il sentimento di reciprocità, per cui le persone donano basandosi sulla convinzione che un altro, se loro fossero in una posizione svantaggiata, li aiuterebbe.



Serve un pò di empatia.


Alla base del dono si cela l’empatia, l’impegno e la compassione per tutte le persone che ci circondano. Le capacità empatiche però in molti individui possono essere carenti, per cui questi non riescono a provare compassione e responsabilità per un’altra persona e non provano lo slancio e il desiderio di voler aiutare.


La generosità fa parte di ciò che ci rende umani; la nostra capacità di lavorare insieme e di aiutarci a vicenda è stata assolutamente essenziale per la nostra sopravvivenza come specie. L’empatia è una caratteristica che si è conservata nel nostro patrimonio genetico poiché vantaggiosa alla sopravvivenza della nostra specie. Non ci deve quindi stupire sapere che spendere denaro per qualcun’altro favorisca il nostro essere felici. Questo perché quando ci comportiamo in modo generoso - che si tratti di donare denaro in beneficenza o di regalare a una persona cara qualcosa che desidera davvero - creiamo una maggiore interazione tra le parti del nostro cervello associate all'elaborazione delle informazioni sociali e alla sensazione di piacere.



Lo dice la scienza.


In uno studio condotto dall'Università di Zurigo, i ricercatori hanno dato a 50 persone 100 dollari e hanno chiesto a metà di loro di spenderli per se stessi e all'altra metà di spenderli per qualcun altro nelle quattro settimane successive. Tramite tecniche di risonanza magnetica funzionale (fMRI) volte a misurare l'attività cerebrale associata alla generosità e al piacere durante un compito di condivisione sociale, i ricercatori hanno scoperto che chi spendeva soldi per gli altri aveva migliori interazioni con gli altri e sperimentava livelli di felicità più elevati rispetto a coloro che avevano speso i soldi per loro stessi.



Fare del bene fa bene agli altri e a noi stessi! Ecco tutti gli effetti positivi su mente e corpo.


É dimostrato quindi come le buone azioni generino benessere psicofisico. Ci permettono di entrare in relazione con persone lontane da noi e di dare un significato importante alla nostra esistenza.


Il dono si riflette anche in benefici psicologici; spesso le persone riferiscono di provare una sensazione di "calore", un piacere intrinseco nel fare qualcosa per qualcun altro. Questo perchè una parte della ricompensa neurale nel fare un regalo rispetto a ricevere un premio o vincere del denaro è che, essendo un atto sociale, attiva anche percorsi cerebrali che rilasciano ossitocina, un neuropeptide che favorisce lo sviluppo di sentimenti di fiducia, sicurezza e connessione.


L’ossitocina, a differenza della dopamina (che invece è prodotta quando riceviamo un premio), è un ormone a più lento rilascio e comporta quindi una sensazione di benessere più duratura nel tempo. Il dono comporta anche un miglioramento dell’autostima e promuove un punto di vista positivo sulla vita che spesso nella quotidianità si rischia di perdere. Fare del bene riduce anche i livelli della pressione, riduce i sentimenti depressivi e ansiosi e riduce l’impatto dello stress. Il dono rappresenta un momento significativo di interazione che caratterizza la vita di tutti gli individui.


A seguito del dono si registra anche un aumento dell'emoglobina ossigenata nella corteccia prefrontale dorsolaterale sia in chi dona che in chi riceve. Questo è dovuto al fatto che quest'area cerebrale è particolarmente coinvolta nei meccanismi di interazione sociale, come l'empatia, lo sviluppo della teoria della mente altruistica e la soppressione dei comportamenti egoistici.

La corteccia pre-frontale dorsolaterale è anche implicata nella risoluzione di compiti di natura cognitiva, essendo anche la sede della memoria di lavoro, della flessibilità cognitiva e della pianificazione. Non stupisce quindi che in uno studio condotto in Italia sia emerso che il semplice atto del donare migliorava le performance medie in compiti cognitivi dei donatori rispetto ai non donatori.

Gli effetti della gratitudine.


La gratitudine per chi ha ricevuto il dono ha effetti positivi a livello neurofisiologico.

Si registrano infatti:

  • una maggiore soddisfazione circa la propria vita,

  • ottimismo,

  • estroversione,

  • bassi livelli di stress. Inoltri.

É dimostrato che la gratitudine aumenta il comportamento morale stimolando la costruzione di forti legami sociali. La gratitudine può essere associata ad un aumento dell'autoefficacia percepita, ovvero della sensazione di essere capaci di portare a termine le attività, inducendo pertanto anche un miglioramento delle prestazioni cognitive grazie all'attivazione delle aree prefrontali. Promuove inoltre lo sviluppo di legami di cooperazione grazie al sentimento di forte reciprocità che ne scaturisce.


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Bibliografia.


Balconi, M., & Fronda, G. (2020). The “gift effect” on functional brain connectivity. Inter-brain synchronization when prosocial behavior is in action. Scientific Reports, 10(1), 5394.


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Algoe, S. B., & Haidt, J. (2009). Witnessing excellence in action: The ‘other-praising’emotions of elevation, gratitude, and admiration. The journal of positive psychology, 4(2), 105-127.


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