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  • Fiori d'Acciaio

Encanto

Una analisi psicologica di un film di animazione Disney





Il cartone animato “Encanto” riesce ad appassionare gli spettatori, mettendo in scena le complicate dinamiche familiari dei Madrigal all’interno di una cornice fatta di illustrazioni vivaci e canzoni orecchiabili. Lo analizzeremo alla luce degli approfondimenti fatti nel corso di formazione “Intervento terapeutico domiciliare integrato e personalizzato per l’adolescenza”.


La famiglia Madrigal


I Madrigal sono i componenti di una famiglia colombiana numerosa, punto di riferimento per il resto del paese perché ogni suo membro ha un talento magico che mette al servizio della comunità. L’unico personaggio a non avere sviluppato ancora dei poteri è Mirabel, la giovane protagonista e una delle molte nipoti di Alma, la matriarca della famiglia.

La magia dei Madrigal ha in realtà radici traumatiche, infatti i poteri magici si sono sviluppati immediatamente dopo la morte di Pedro, il marito di Alma, che si è sacrificato per salvare la moglie e i figli. Alma, convinta di avere ricevuto un miracolo, decide quindi di dedicare la vita alla gestione della propria magica famiglia.

Alma, costretta ad abbandonare la propria casa e ad affrontare la morte del marito, sembra però non essere riuscita ad elaborare gli eventi traumatici vissuti. Il trauma, inoltre, si ripercuote anche sulle generazioni successive, dando l’impressione che ogni membro della famiglia senta il peso di dovere ripagare il sacrificio fatto da Pedro (Boszormenyi-Nagy & Spark,1988).

All’interno della famiglia ognuno riveste un preciso ruolo basato sul potere posseduto, tanto che l’identità di ogni individuo sembra essere definita esclusivamente dal suo talento. La regola implicita che sembra essere seguita da tutti è infatti quella di aderire perfettamente al proprio ruolo e agli obblighi familiari, in modo da risarcire i sacrifici fatti da Alma e Pedro (Magliozzi, 2022).

Alma in questo contesto diventa la portatrice di una visione idealizzata della propria famiglia e il peso delle sue elevate aspettative sembra schiacciare il resto dei suoi parenti.

È probabile che lei stessa senta a sua volta di avere con il marito un debito quasi impossibile da risanare, dal momento che lui ha dato la vita per lei.

Alma è forse il personaggio che sente maggiormente il peso delle sue aspettative irrealistiche, considerando la propria famiglia come un “miracolo” da conservare.

Emergerà infatti che la rigidità di Alma è in realtà un meccanismo difensivo per proteggersi dalla paura di rivivere il trauma della perdita, che ha contagiato l’intera famiglia (Magliozzi, 2022).

Secondo la visione di cui Alma è portatrice, la famiglia è un meccanismo perfettamente funzionante, all’interno del quale non sono permessi errori perché causerebbero un malfunzionamento dell’intera struttura.

In una cornice così rigida il talento magico dei Madrigal diventa un dono, ma anche una trappola. Avere una dote particolare significa doverla mettere al servizio degli altri ed essere apprezzati soltanto in funzione del proprio talento. Ricoprire un ruolo definito può essere utile per differenziarsi, ma se i suoi confini diventano troppo rigidi è difficile che la persona che lo ricopre si senta libera di uscirne (Boszormenyi-Nagy & Spark,1988).

Questa difficoltà si nota in modo particolare in Isabela e Luisa, sorelle di Mirabel.

La prima è considerata come la figlia e la nipote perfetta, con il potere di fare crescere ovunque fiori meravigliosi. Isabela sembra quindi non avere il diritto di essere infelice data l’apparente vita senza problemi che conduce. Questo ruolo di “perfettina” la rende incapace di deludere gli altri, al punto da decidere di sposare un uomo che non ama pur di rendere felice la famiglia.

La seconda, Luisa, ha una forza sovraumana che la rende capace di portare qualsiasi peso senza mai lamentarsi. Questa, quindi, sente di non potersi mostrare debole agli occhi degli altri e di non dover chiedere l’aiuto di nessuno (Corinovis, 2022).

All’interno della famiglia Madrigal tutti sembrano svolgere perfettamente i loro ruoli ed esserne felici, non sentendosi in diritto di fare diversamente.

Alma, portavoce degli obblighi familiari, è invece intrappolata nel ruolo di matriarca della famiglia, opponendo resistenza al cambiamento che si sente incapace di gestire. Non a caso, ha difficoltà a integrare Mirabel nella propria visione familiare.

Mirabel è infatti l’unica a non avere un talento magico, quindi è possibile che Alma percepisca la nipote al di fuori del suo controllo. Questo la porta ad allontanarla, come in passato ha fatto con il figlio Bruno. Solo alla fine del film Alma riuscirà a mostrarsi vulnerabile e a riconoscere i propri errori, permettendosi finalmente di chiedere aiuto e di riaccogliere in famiglia il figlio (Errore,2022).


La figura di Bruno


Bruno è uno dei figli di Alma e zio di Mirabel, scomparso ormai da anni. La figura di Bruno è avvolta dal mistero delineandosi come un segreto familiare (Abraham & Torok, 1993).

La regola della famiglia è che “non si nomina Bruno” (Encanto,2021), in quanto il suo nome è associato ad accadimenti spiacevoli. Si crea quindi una situazione paradossale, per cui tutti sanno della sua esistenza e in casa Madrigal sono presenti tracce della sua vita trascorsa lì, ma nessuno ne parla. Bruno diventa quindi una figura innominabile, una sorta di fantasma che continua ad esistere all’interno delle mura domestiche e a portare turbamento (Di Croce, 2022). Bruno ha infatti il potere di prevedere il futuro attraverso delle visioni improvvise e di difficile interpretazione, quindi il suo talento spaventa la famiglia che non riesce a comprenderlo. In un contesto in cui ognuno si posiziona in un punto preciso della struttura familiare, chi non riesce a trovare una collocazione chiara viene allontanato.  Bruno e Mirabel sono infatti tenuti ai margini della vita familiare (Errore,2022).

È proprio Mirabel che sente il bisogno di portare alla luce il segreto legato a Bruno, scoprendo che in realtà lo zio non se ne è mai andato, ma è sempre rimasto nascosto nei sotterranei di casa Madrigal.

Il dilemma che tormenta Bruno viene espresso nella frase “me ne sono andato perché il mio talento non aiutava la mia famiglia, ma io amo la mia famiglia” (Encanto,2021).


Tutti i Madrigal aderiscono alla regola per cui il proprio talento deve essere utile agli altri e, in caso contrario, non si ha il diritto di essere parte della famiglia.

Si potrebbe considerare questo personaggio come un ritirato sociale, per anni rimasto chiuso nei sotterranei, dove ha creato il suo luogo sicuro. In realtà desidera ardentemente stare vicino alla famiglia, ma, al tempo stesso, ha paura di fare soffrire le persone a cui tiene perché incapace di corrispondere alle loro aspettative e per questo vive in isolamento. La sofferenza e il grande bisogno di affetto di questa figura emergono chiaramente dal fatto che abbia scelto di vivere nella cantina confinante con la sala da pranzo di casa Madrigal, così da poter mangiare ogni giorno vicino ai suoi familiari, nonostante loro ne siano inconsapevoli.

Bruno diventa una sorte di custode della casa, nella quale si stanno creando delle crepe che solo Mirabel riesce a vedere oltre a lui. Lo zio di Mirabel passa le giornate a impiegare la sua magia per evitare che la casa crolli in pezzi, svolgendo una funzione assimilabile a quella degli adolescenti ritirati che presidiano la casa per evitare che succeda qualcosa di brutto (https://www.fioridacciaio.net/compagno-adulto-hikikomori).

In Bruno è presente una grande confusione tra ciò che è reale e ciò che invece non lo è. Ha continuamente visioni confuse, frammentate e fuori dal suo controllo che poi si rivelano essere premonizioni, di conseguenza il piano dell’immaginario si confonde con il piano del reale. Bruno stesso si definisce un “portatore di sventura”, avendo interiorizzato l’immagine negativa che la famiglia ha di lui, quindi dipende dalla famiglia che al tempo stesso è causa della sua sofferenza.

Bruno, tuttavia, è dotato di una grande sensibilità che gli permette di vedere in anticipo ciò che gli altri ancora non sanno. Il suo talento però lo rende anche un portatore di incertezza, infatti, prevedendo il futuro mostra agli altri la precarietà del presente. Questo personaggio introduce all’interno di una cornice estremamente rigida la tematica del cambiamento, che però viene percepita come minacciosa. È interessante notare che Bruno venga ritenuto portatore di sventure per avere predetto dei cambiamenti in realtà normalmente associabili al passare del tempo, come l’aumento di peso e la perdita dei capelli (Gutierrez, 2022).

Una degli aspetti che forse più colpisce di Bruno è proprio la difficoltà nel categorizzarlo, essendo un personaggio molto complesso. Dolores, cugina di Mirabel, riesce infatti a rendere bene il concetto della fluidità di questa figura nella frase “lo associo al suono della sabbia che cade” (Encanto, 2021).


Mirabel e il compagno adulto


Mirabel, la protagonista del film, è un personaggio che racchiude una grande sofferenza legata al non sentirsi abbastanza. Mirabel si distingue dagli altri membri della sua famiglia perché non ha nessun talento magico, motivo per cui si sente inadeguata e cerca continuamente di compensare quella che avverte come una sua mancanza (Di Croce, 2022).

La protagonista ha molti punti in comune con Bruno, infatti entrambi sono gli “outsider” della famiglia, rifiutati perché introducono il cambiamento.

Lei è l’unica, oltre allo zio, ad accorgersi delle crepe che ogni giorno si formano sulle mura della “Casita”, simbolo di un assetto familiare non più funzionante.

Il tentativo della protagonista di avvertire la propria famiglia del pericolo potrebbe essere interpretato come l’espressione di un bisogno adolescenziale di essere riconosciuta.

Il suo bisogno però viene ignorato e quindi Mirabel, come capita alla maggior parte degli adolescenti, fa l’errore di credere di essere invincibile e di poter “salvare il miracolo” da sola, dimostrando così di essere degna della stima dei familiari.

Le sue fantasie di onnipotenza crollano però quando si rende conto di non poter fare nulla per salvare la famiglia, cadendo nello sconforto.

Mirabel, infatti, prima di tutto è un’adolescente che avverte il peso delle aspettative e si trova in una fase di costruzione della propria identità, attraversando tutte le fasi critiche proprie della sua età (Lancini,2015).

La ragazza trarrebbe grande giovamento dalla presenza di un compagno adulto nella sua vita, che potrebbe disporsi ad entrare in relazione con lei e a fare le cose insieme, permettendole così di sperimentarsi in un’immagine di sé più positiva.

Accade spesso che chi vive all’interno di una realtà disfunzionale tenda ad adattarcisi e a considerarla la propria normalità, motivo per cui Mirabel crede che l’unico modo per guadagnarsi un posto in famiglia sia possedere un talento magico e non riesce a vedere le proprie qualità (Boszormenyi-Nagy & Spark,1988).  Serve in questi casi un occhio esterno, capace di cogliere ciò che non va e di introdurre nuove prospettive, come appunto fa il compagno adulto.

Mirabel, per esempio, dimostra di essere dotata di una grande capacità empatica che le permette di accogliere le paure e le sofferenze delle sorelle e dello zio, facendo emergere l’aspetto emotivo in un contesto interamente basato sulla prestazione.

Un compagno adulto potrebbe quindi aiutarla a capire l’importanza del suo ruolo all’interno della famiglia, mostrandole la sua capacità di introdurre dinamiche relazionali nuove all’interno della famiglia. In una realtà in cui tutti sembrano essere straordinari, serve infatti qualcuno che abbia il coraggio di mostrare le proprie fragilità e di tendere la mano a chi ne ha bisogno.

È importante sottolineare che il compagno adulto non propone all’adolescente una soluzione ai suoi problemi, ma si pone come un modello di riferimento dotato sia di risorse che di fragilità. L’adolescente riesce infatti a rispecchiarsi nel compagno adulto ed entrarci in relazione perché quest’ultimo si presenta come una persona reale e non come un ideale irraggiungibile.

Si può quindi immaginare che, anche se Mirabel fosse stata affiancata da questa figura professionale, non avrebbe trovato una soluzione immediata ai suoi problemi e avrebbe comunque affermato “È la mia occasione: io salverò la magia! Aspetta, come si salva la magia?!” (Encanto,2021). È però probabile che la ragazza avrebbe visto nel compagno adulto qualcuno capace di contenere le sue angosce e di accompagnarla nel processo di maturazione, aiutandola a prendere coscienza dei propri limiti e potenzialità senza farla sentire sola.


Ilaria Aquilanti, estratto dell’elaborato di fine corso “Intervento Terapeutico Domiciliare Integrato e Personalizzato per l’Adolescenza” (edizione settembre 2023). Formata Operatore d’Acciaio.


Bibliografia


Bibliografia


Abraham, N., & Torok, M. (1993). La scorza e il nocciolo, trad. it. a cura di L. Russo, Borla, Roma.


Boszormenyi-Nagy, I., & Spark, G. M. (1988). Lealtà invisibili: la reciprocità nella terapia familiare intergenerazionale. Astrolabio.


Corinovis; E. (2022). Il valore pedagogico e la morale di Encanto: guida (dolce) ai personaggi. In elenacortinovis.com


Di Croce; S. (2022). Encanto: il dolore di non sentirsi abbastanza. In psiche.santagostino.it


Encanto. Reg. B. Howard & J. Bush. Walt Disney Studios Motion Pictures, 2021.


Errore; G. (2022). Encanto Disney: cosa sono le costellazioni familiari. In sbirillablog.it


Gutierrez; M.E. (2022). Encanto: cercando la bellezza nella verità. In www.viewconference.it


Lancini, M. (2015). Adolescenti navigati. Edizioni Centro Studi Erickson.


Magliozzi; M. (2022). Psicologia e cinema: la magica storia di una famiglia. In MarcoMagliozzi.it









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