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Figli di internet: tra vita virtuale e questioni reali




In questo articolo saranno esplorate le possibili posizioni dei genitori rispetto al rapporto tra figli e vita online, valutandone i punti di forza e i rischi.


I genitori degli adolescenti di oggi sono figli di una generazione di “immigrati digitali” (Ammaniti, 2018) e con fatica si muovono in questo nuovo mondo, il più delle volte non comprendendolo a fondo.


Nel film-documentario “The Social Dilemma” viene citato il famoso film “The Truman Show” per spiegare la realtà odierna: gli adolescenti, figli di un’era digitale, sono “tutti un po’ Truman”. Connessi ed osservati 24 h al giorno, in un mondo che ha sancito la vittoria dell’immagine sul linguaggio, i ragazzi accettano questa realtà non conoscendone un’altra. A differenza dei più grandi, che hanno sperimentato una vita relazionale in carne ed ossa per poi conoscere la realtà virtuale, i piccoli sono nati dentro lo “Show”. Noi adulti siamo l’ultima generazione che non è nata online e l’unica ad aver vissuto il passaggio tra queste due realtà. Pertanto da ora in poi per gli adolescenti sarà naturale essere online nel quotidiano.


I genitori si confronteranno costantemente con la vita in rete dei propri figli ed il rischio è che possano assumere posizioni estreme. I genitori più tradizionalisti potrebbero incoraggiare i figli a vivere così come hanno vissuto loro l’adolescenza (senza dispositivi elettronici), con l’intento di trasferire preziosi valori che presto andranno perduti. Questi genitori potrebbero essere spaventati dalla possibilità di allevare una generazione di “fragili” o “dipendenti” o forse potrebbero temere quei rapporti che sentono deumanizzanti. Sceglieranno quindi di negare categoricamente il telefono ai bambini alle scuole elementari, l’iscrizione ai social network alle scuole medie e di veicolare la condivisione di contenuti personali alle scuole superiori.

Un atteggiamento totalmente diverso potrebbero assumerlo quei genitori che hanno imparato in prima persona ad amare le relazioni virtuali considerandole al pari di quelle reali. Questi genitori potrebbero temere che, privando i figli di tale esperienza, possano perdere il contatto con loro o ancora possano crescerli “fuori tempo”, tagliandoli fuori dalla realtà.


Proviamo ora ad immaginare i rischi di entrambe queste posizioni.


Vietare categoricamente l’utilizzo di internet potrebbe esporre al rischio di crescere un figlio decontestualizzato: non è possibile rimettere il genio nella lampada e gli adolescenti sono figli di questa realtà! I social media per le nuove generazioni sono l’equivalente della piazzetta intorno alla quale, qualche decennio fa, si incontravano gli adolescenti, rimandando continuamente il momento di tornare a casa. Non permettere loro di frequentare la piazzetta (disconnetterli) sarebbe equivalente dell’escluderli dalla realtà sociale.


Tagliarli fuori dall’esperienza on line, però, non è l’unico comportamento genitoriale non favorevole. Provare a controllare ogni movimento in rete dei figli potrebbe essere ugualmente dannoso.

La privacy dell’adolescente è, infatti, parte integrante di un normale processo di differenziazione dai genitori. Gli adolescenti hanno dei segreti che non vogliono condividere con i grandi e questo ha un valore evolutivo. Un perenne controllo dei contenuti online e un’assenza di confini nel rapporto tra genitori e gli adolescenti più grandi e potrebbe inibire quest’ultimi e rendere più faticoso il distacco dal passato infantile e dalle identificazioni familiari.


Questo non vuol dire lasciare l’adolescente in mare aperto, a navigare online a tutte le età, con la fiducia che possa orientarsi facilmente e giovarne indistintamente, ma imparare a perfezionare la propria capacità di giudizio genitoriale (cosa controllare?, quando?, in che misura?, mio figlio “esiste” solo online?). Non scordiamoci, infatti, che tutti i mezzi tecnologici, sono spesso utilizzati come mezzo di evasione dalle relazioni reali (familiari e sociali) e possono anche essere pericolosi se non accompagnati da un’attenta valutazione.


I luoghi e le relazioni virtuali dei figli andrebbero quindi pensati e trattati come estensione di luoghi e relazioni fisiche. Ad esempio quando i vostri figli passano gran parte del loro tempo in un luogo preciso (campetto, palestra, casa di Mario…) probabilmente sarete curiosi di sapere cosa fanno lì, cosa gli piace, che esperienza fanno. Ecco, forse lo stesso andrebbe fatto per i luoghi virtuali che i ragazzi frequentano, soprattutto quando sono ancora nell’età in cui qualcosa vogliono condividerla con voi e non vi vedono ancora come Boomer (Boomer= vecchio).

L’ingresso in questa fase della vita per i genitori è molto faticoso. I bambini “belli e buoni” inizieranno a cambiare nell’aspetto fisico e nel carattere, com’è normale che sia in un sano sviluppo evolutivo, saranno i genitori a dover cambiare marcia: comportamenti e regole precedenti non saranno più validi! (Freud, 1957).


I genitori di oggi si troveranno davanti ad adolescenti vedenti e non parlanti, che si scambiano sguardi digitali e apprezzamenti virtuali. Sono giovani che anticipano mentalmente il parere di un’audience virtuale e ne sono fortemente condizionati.


Bisogna inoltre ricordare che in adolescenza si definisce meglio l’identità. L’identità è un concetto flessibile, che non include esclusivamente chi siamo ma anche ciò che pensiamo di essere. Gli adolescenti oggi interagiscono attraverso vari siti web e piattaforme social e in ognuno di questi esprimono aspetti diversi della propria personalità. Sembrano muoversi da soli, senza la consapevolezza di sapere chi sono in una rete caratterizzata dalla persistenza (non ha oblio), visibilità, possibilità di diffusione, anonimato. Hanno identità multiple, decorporizzate, che possono essere aperte o chiuse come finestre di uno schermo. Il rischio potrebbe essere quello di aumentare la fantasia dell’onnipotenza, in cui il corpo è oggetto reso perfetto e il pensiero è nascosto dall’apparenza dell’immagine. L’adolescente si modifica e si rende “così come vorrebbe essere”, identificandosi in una foto perfetta e mostrando all’altro solo quello che decide di voler mostrare.

Le relazioni che instaurano tramite i vari social sono spesso intercambiabili. Le loro esperienze affettive extra-familiari sono colorate da una vasta lista di nomi di persone con cui costruiscono relazioni amicali e sentimentali. Le relazioni attuali sono meno stabili e più virtuali. L’algoritmo virtuale li incoraggerà a conoscere sempre una stessa tipologia di “nuova persona” e, quindi, le dinamiche relazionali spesso si ripeteranno. La rottura di una relazione (virtuale) che riterranno significativa più facilmente sarà elaborata, in quanto considerata sostituibile da un’altra relazione facilmente trovata sul web, dalla quale ricaveranno simili benefici. Per alcuni ragazzi, inoltre, la rete può essere un mezzo di rivalsa o occasione per combattere la solitudine ed entrare in contatto con persone “simili” che difficilmente incontreranno in contesti scolastici. Queste relazioni, quindi, sono spesso vitali e salvifiche.


Nella rete però, così come nella realtà, esiste il pericolo di imbattersi in persone non affidabili e fittizie o in coetanei “leoni da tastiera” che, forti dall’approvazione del web, si prendono gioco di chi non trova spazio nel mondo.

I genitori dovrebbero comprendere che il mondo offline per gli adolescenti è un’estensione del mondo online. È importante quindi conoscere questa realtà per poi creare delle regole adatte al proprio figlio.


Recenti dati epidemiologici ci suggeriscono che il 98% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni possiede uno smartphone personale a partire dai 10 anni di età. 3 adolescenti su 10 hanno avuto modo di utilizzarlo direttamente già prima dei 2 anni (Bambino Gesù, 2017).

E’ però importante dirci che la sovraesposizione alla tecnologia al di sotto dei 12 anni può causare gravi conseguenze per lo sviluppo del bambino.

I rischi per la salute fisica possono essere diversi: riduzione del movimento con rischio di obesità, privazione di sonno con difficoltà di apprendimento, irritabilità. Accanto a ciò è necessario considerare i rischi inerenti alla sfera relazionale, questi ultimi inoltre sembrano diminuire significativamente al di sopra dei 12 anni. E’ proprio a quesa età che inizia lo sviluppo cerebrale della corteccia pre-frontale, struttura deputata al controllo degli impulsi e alla consapevolezza delle conseguenze delle azioni proprie e altrui (osservatorio nazionale adolescente e Telefono Azzurro - https://azzurro.it/wp-content/uploads/2020/08/Doxa2014.pdf). Nella società odierna appare però molto difficile evitare l’esposizione alle nuove tecnologie prima dei 12 anni ma i genitori possono ovviare a questo problema evitando esposizioni dirette e autonome. I genitori possono quindi fungere da “corteccia pre-frontale” per i propri figli ponendosi come filtro di protezione e dosandone le quantità giornaliere. Può essere utile stabilire dei momenti (controllati) dedicati alla tecnologia per esempio giocare alla play con papà o messaggiare con il gruppo classe dopo aver fatto i compiti o ancora promuovere dei momenti in cui la protagonista resterà la comunicazione reale, ad esempio non permettere l’utilizzo del telefono a tavola. Bisogna educare i figli al web, insegnandoli a rapportarsi con equilibrio ad un mondo che è reale ma non sempre online.

Il covid-19 ci ha in parte insegnato ad interrogarci sull’utilità e le conseguenze della vita online. La famigerata didattica a distanza (DAD) per i giovani e le disposizioni per il nuovo virus limitano i contatti ravvicinati, privando i giovani di essenziali esperienze relazionali al di fuori della famiglia. Gli adolescenti, nel periodo in cui dovrebbero scoprire il senso del “noi” di gruppo come estensione del proprio “io” (Ammaniti, 2018), sono tenuti dentro le mura di casa a stretto contatto con i genitori.


Stiamo sperimentando una realtà distopica in cui le relazioni virtuali non solo esistono per affiancare quelle reali, ma sono in un certo senso le uniche possibili. Questo sogno ad occhi aperti ha portato non solo i genitori ma anche molti adolescenti a viverle con forte insofferenza.

Non scordiamoci però le relazioni virtuali hanno permesso di mantenere una parvenza di normalità, una forma di contatto che molti giovani, fortunatamente, già conoscevano.


In un’epoca di nativi digitali, frequenti scoperte tecnologiche, lavori precari e continui spostamenti, saranno sempre più ambite le relazioni virtuali. Pertanto non possiamo vivere in questa società come se gli anni di progresso scientifico non fossero stati mai realizzati ma al contempo dobbiamo cambiarne il peso, insegnando fin da bambini ai nostri figli, l’importanza di un contatto umano non mediato da uno schermo.


Dott.ssa Martina Crisafulli

Bibliografia


Ammaniti, M. (2008). Adolescenti senza tempo. Milano: Raffaello Cortina.


Freud, A. (1957). Adolescenza. In: Opere, Vol. 2, Boringhieri, Torino 1979.

Sitografia


Bambino Gesù (2017). Techno-mania: i consigli degli specialisti, Istituto per la salute.

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