• Fiori d'Acciaio

Il Caso di Sofia: Un Intervento di Compagno Adulto




Sofia è un'adolescente di sedici anni. Arriva in associazione per richiesta della mamma, la quale si dichiara estremamente preoccupata per dei comportamenti che la ragazza ha assunto negli ultimi mesi.

<<Mia figlia è impazzita, non la riconosco più>> dice la signora durante i primi colloqui.


Sofia viene infatti descritta come un'adolescente che non ha mai creato problemi, una ragazza assolutamente tranquilla, un angelo. Da qualche tempo, invece, ha iniziato ad avere atteggiamenti strani, incomprensibili. A scuola, durante le lezioni a distanza, è disattenta o semplicemente non si connette. Durante la didattica in presenza, inoltre, la mamma è stata più volte chiamata dalla preside perché Sofia tende a scappare. La ragazza, però, si fa sempre facilmente trovare, risponde alle telefonate e si fa venire a prendere. Dalla narrazione, la psicologa percepisce una velata ma profonda rabbia da parte della signora, come se le stesse chiedendo: "perché mia figlia mi sta

facendo questo?" <<Lei non sa che cosa sia la mia vita...un incubo da cui sembra impossibile svegliarsi>> dice ad un certo punto.


Quando Sofia aveva otto anni, il marito si ammalò gravemente e morì dopo pochi mesi. La donna perse anche il suo papà quando era piccola e racconta che da quel momento si occupò sempre della mamma che rimase devastata dalla perdita. La signora ha anche un altro figlio di tredici anni, Luca e lo presenta come un ragazzo fragilissimo, estremamente sensibile. <<Io e lui siamo un'unica cosa>>. Luca è il figlio che

ha sempre avuto bisogno di attenzioni, quando era piccolo aveva difficoltà a parlare, balbettava, aveva incubi ricorrenti, devastanti attacchi d'ansia. Le sue difficoltà emersero quando il papà morì e per questa ragione il ragazzo iniziò a dormire con la mamma. <<Dormivamo abbracciati tutta la notte, siamo l'uno la forza

dell'altra>>.


Durante il primo lockdown, Luca tornò a dormire con lei. In quelle settimane, però, anche Sofia iniziò a manifestare segni di malessere. Aveva incubi ricorrenti e costringeva così la mamma, ogni notte, ad andare da lei per tranquillizzarla. La psicologa cerca, durante i colloqui, di approfondire la rete di amicizie della ragazza, ma la mamma sembra saperne poco. A scuola i professori le hanno sempre detto che la ragazza tende a stare in disparte e a socializzare pochissimo. Viene così chiesto alla mamma come sia arrivata in associazione. È stato lo psicologo della scuola a suggerirlo. Colpisce la frammentazione del racconto su questo punto. Sono stati i professori a consigliare a Sofia di incontrare lo psicologo dello sportello d'ascolto, in quanto un giorno la ragazza si presentò a scuola indossando una maglietta con le maniche arrotolate e gli insegnanti notarono dei tagli superficiali sulle sue braccia. Sofia accettò di incontrare lo psicologo senza alcuna resistenza particolare. Anche durante il primo colloquio individuale con la psicologa in associazione, Sofia si mostrerà collaborativa nell'accettare l'intervento di Compagno Adulto, mentre parallelamente verrà attivato un intervento di sostegno alla genitorialità per la mamma.


Il caso di Sofia ci permette di soffermarci su alcuni aspetti centrali del lavoro del Compagno Adulto, un intervento rivolto proprio a quegli adolescenti ad alto rischio, sbilanciati sul piano degli agiti e la cui capacità simbolica è fortemente in difetto, rendendo impossibile l'espressione delle proprie emozioni.

Il fare insieme dell'intervento, la condivisione dunque dell'esperienza reale, svolge un ruolo cruciale, di mediazione, verso la possibilità di accedere ad un primo livello di figurabilità, sostenendo la capacità di mentalizzazione del ragazzo. Perché l'intervento possa però prendere forma è necessario, prima di ogni altra cosa, che si costruisca una solida Alleanza con l'Adolescente. Viene scelta per Sofia una giovane Compagna Adulta e viene concordato un intervento di due volte a settimana, ciascun incontro di due ore.


Le prime settimane sono per l'operatrice profondamente faticose. Sofia propone alla

Compagna Adulta di guardare dei film in salotto non accennando mai alla possibilità di ritagliarsi uno spazio più intimo, privato. La mamma, inoltre, è sempre a casa e Sofia non fa altro che richiamare la sua attenzione.

La ragazza rimane perlopiù in silenzio e ogni sforzo dell'operatrice di iniziare una conversazione, per esempio commentando il film, sembra risultare assolutamente vano. L'operatrice si sente catturata da un forte senso di frustrazione e noia. Trascorre gli incontri aspettando che questi si concludano, manifestando dunque un profondo disagio nello stare nel silenzio della ragazza. Sente il bisogno di fare, perché stare appare intollerabile. Stare in quello che potremmo definire il silenzio emozionale di Sofia. Un silenzio che assume invece le sembianze di un vuoto da colmare, pericoloso, dove il rischio è quello di rimanere imbrigliati nell'immobilità. Un silenzio, dunque, per cui non si può trovare uno spazio. La Compagna Adulta decide così di condividere questo stato di forte agitazione durante le supervisioni individuali e con il gruppo di operatori durante le riunioni di èquipe.


Dietro il lavoro individuale con Sofia, vi è infatti un dialogo e confronto costanti

tra associazione e operatori al fine di arginare il rischio di cadere nell'onnipotenza o nella disperazione dell'impotenza che l'operatrice sembra qui manifestare. Introduciamo così un altro aspetto centrale dell'intervento di Compagno Adulto, l'importanza della creazione di un'identità di gruppo, di un'Alleanza con l'Istituzione di cui il Compagno Adulto fa parte. Il progetto di cura non appartiene al singolo operatore ma al gruppo integrato, il quale deve elaborare un pensiero condiviso in grado di rimettere in moto le potenzialità

evolutive dell'adolescente. L'operatore si identifica con la funzione pensante del gruppo che diviene così un terzo differenziante nella relazione con l'adolescente, in grado di contenere, sostenere e ampliare l'esperienza (Cordiale &amp; Montinari, 2012).


Il lavoro di supervisione, inoltre, risulta centrale per quanto riguarda il monitoraggio controtransferale dell'operatore. La tendenza all'agito dell'adolescente mette infatti a dura prova la tenuta emotiva, d'ascolto e di relazione dell'operatore, vissuto che l'operatrice di Sofia sembra qui sperimentare. Il gruppo diviene per lei uno spazio concreto, una dimensione interna fondamentale per istituire un pensiero su quanto accade durante gli incontri con la ragazza. Attraverso il lavoro di risignificazione gruppale, la Compagna Adulta inizia a dare forma al suo vissuto controtransferale. Si sente infatti attaccata da Sofia, la quale con il silenzio manifesta il rifiuto a costruire con lei un rapporto. Sofia chiama la mamma, chiedendole chiaramente di essere vista nella complessità della sua persona. Sofia non vuole più essere liquidata nell'immagine statica, mortificante della tranquilla ragazza angelo, espressione di un Falso Sé che la imprigiona in una dimensione di irrealtà e non esistenza.


Ma che cosa le sta accadendo adesso? Che cosa ci sta dicendo Sofia con il "suo" sintomo?


Durante il primo lockdown, il fratello più piccolo tornò a dormire con la mamma ed è lì che Sofia iniziò a richiedere le sue attenzioni, costringendola a lasciare il letto condiviso con il figlio per prendersi invece cura di lei. Scappa da scuola, si fa ritrovare, si arrotola le maniche e mostra i segni dei suoi tagli, accetta qualunque aiuto le venga

offerto purché la mamma la riconosca nel suo dolore. Sofia chiede accudimento e la domanda che emerge nel gruppo di lavoro è: chi ha accudito chi nel corso della sua storia? La ragazza ha rivestito, negli anni, i panni della forte di casa mentre la mamma e il fratello si consolavano dormendo assieme, abbandonandosi al dolore

del lutto. Sofia non ha mai trovato contenimento, rispecchiamento per le sue emozioni.


La storia della mamma ci suggerisce, inoltre, che sia sempre stato implicito il dovere da parte dei ragazzi di riconoscerla nel suo eterno ed ingiusto dolore, vittima di un destino crudele che le portò via prima il padre e poi il marito. Luca, l'uomo della famiglia, sembra avere il compito, nella sua fragilità ed eterna dipendenza dal materno, di dimostrarle ogni giorno che lui avrà sempre bisogno di lei e mai la abbandonerà. I figli, con ruoli diversi, sono chiamati a prendersi cura di lei, così come lei in passato si prese cura del dolore di sua madre. È qui che emerge la legge della famiglia, l'accordo implicito da rispettare cui bisogna rimanere leali (Boszormenyi-Nagy &amp; Spark, 1988). Sofia è invece diventata il membro sleale della famiglia che improvvisamente chiede con veemenza di essere riconosciuta come figlia e non più come custode di un sacro e intoccabile dolore materno.


In questo scenario complesso, cosa viene però richiesto all'operatrice? Quale ruolo le fa giocare la famiglia? Se da parte della mamma arriva la richiesta di aggiustare il sintomo della figlia sleale, Sofia sembra utilizzare la figura della Compagna Adulta come un novo oggetto che le permette di manifestare agli occhi del genitore il dolore mai riconosciuto.


Il rapporto con l'operatrice non può raggiungere quel livello di esclusività, intimità e condivisione empatica che permetterebbe un primo svincolo dagli oggetti primari e così l'accesso ad un processo di significazione e figurabilità del mondo interno. Gli incontri sono continuamente inquinati dalla presenza della mamma. L'operatrice sembra così riversare la sua frustrazione sulla figura della madre. La fatica e l'aggressività con cui la donna risponde alle richieste della figlia sono visibili agli occhi della Compagna

Adulta che prova nei suoi confronti un'antipatia che si sostanzia in un pensiero violento e lapidariamente giudicante di "incapacità materna", agito poi nella riluttanza ad instaurare con lei un rapporto di fiducia e collaborazione. L'operatrice, però, non riconosce che l'aggressività agita con cui la madre si relaziona con Sofia, non è molto diversa dalla sua aggressività che si esprime attraverso il bisogno incombente di scappare durante gli incontri. La sfida dell'adolescente, di cui parlava Winnicott (1991), non viene accolta da nessuna parte. Sofia sta cercando qualcuno che rispecchi il suo bisogno di genio, di integrazione, crescita e realizzazione dell'opera, senza trovare mai un adulto disposto a stare con lei nel dolore che le impedisce di immergersi nel

processo creativo (Gutton, 2018).


Attraverso il lavoro di supervisione individuale e di gruppo, l'operatrice impara ad entrare lentamente in una dimensione di ascolto nei confronti del proprio mondo interno. La Compagna Adulta impara a cogliere ed accogliere il messaggio di Sofia, ne riconosce il valore comunicativo, seppur difensivo, all'interno della relazione terapeutica. Quel silenzio, inizialmente vissuto come pericolo di immobilità psichica, diviene invece nella mente dell'operatrice, un discorso di cui non si conoscono ancora le parole ma che chiede di essere ascoltato.


Sofia sta mettendo alla prova la sua Compagna Adulta. Solo nell'ascolto del suo silenzio, può sentirsi libera di fidarsi e dunque di aprirsi alla conoscenza dell'Altro. La Compagna Adulta si rende conto che la ragazza sceglie sempre film ambientati nello spazio ed inizia, ora, a nutrire un'autentica curiosità nei confronti di questa passione. Inizia a vivere con lei il film, uscendo da quell'iniziale stato di congelamento interiore che spogliava le proprie domande e commenti sul film di ogni spontaneità. Seppur nel silenzio, Sofia e l'operatrice iniziano a costruire assieme uno spazio emozionalmente

vissuto e condiviso.


Al contempo, la Compagna Adulta inizia a ritagliarsi del tempo anche per la madre. Le fa domande, si interessa della sua vita e questo avvicinamento coincide con una graduale riduzione delle richieste di attenzione che Sofia le rivolgeva durante gli incontri, interruzioni che forse servivano in qualche modo ad ammonirla. L'adolescente, infatti, pur nel conflitto, difficilmente accetterà di costruire una relazione con l'estraneo, con l'Altro, se il legame con lui entra in competizione con quello genitoriale.


Di qui, ancora una volta, l'importanza di costruire una buona Alleanza con il Genitore. L'operatrice si concede la possibilità di entrare in una posizione di ascolto che le permetta di liberarsi di un pensiero immobilizzante e ritrovare, invece, una funzione intuitiva capace di mobilitare le proprie risorse creative.


<<Ieri ho trovato un video su come cucinano gli astronauti nello spazio. Tutti questi film che vediamo insieme mi hanno fatto venire voglia di capirne di più>> scherza un giorno la Compagna Adulta. Sofia appare sorpresa.

Forse l'operatrice le sta dicendo che porta con sé qualcosa di lei anche quando va via? <<Lo vuoi vedere?>> Iniziano a guardare assieme diversi video e questa condivisione segna un passaggio importante nella loro relazione. Sofia le dice, a fine incontro, che in camera ha un libro sulle stelle e che vorrebbe farglielo vedere. Dopo un paio di mesi passati in salotto, per la prima volta Sofia la invita nella sua camera per sfogliare assieme questo libro cui sembra essere molto affezionata.


Più avanti l'operatrice scoprirà che si tratta di un regalo del padre. Il libro diviene così il nuovo oggetto condiviso. Gli interventi prendono lentamente forma muovendosi armonicamente attorno ad un linguaggio puramente simbolico, dove le stelle, i pianeti, i discorsi su un universo lontano in cui perdersi e allontanarsi dalla Terra, divengono per Sofia, per la prima volta, una materia viva che si può condividere con un Altro. Lentamente, durante gli incontri, Sofia e l'operatrice iniziano a parlare di questa Terra da cui sembra così indispensabile fuggire. <<È che ci sono troppe persone qui>> arriverà a dire la ragazza. L'indicibile diventa osservabile attraverso l'utilizzo delle immagini, permettendo lentamente al linguaggio metaforico di trasformarsi nei mesi in un dialogo sempre più calato nella vita concreta, in quella vissuta. Sofia inizia a dare

un nome alle sue emozioni, ad esprimere le sue paure circa l'incontro con gli Altri. Le difficoltà ad entrare in contatto con i pari, nel corso dell'intervento, sono state oggetto di discussione con i docenti della scuola di Sofia, un confronto che ha permesso di riflettere sulla possibilità di estendere l'intervento su più piani, proponendo alla ragazza di partecipare a delle attività gruppali all'interno dell'associazione, ad esempio un laboratorio espressivo creativo.


Di qui emerge l'importanza di un altro aspetto, ovvero dell'articolazione dell'intervento con il lavoro di rete allargata e dunque la costruzione di un'Alleanza Inter-Istituzionale, in questo caso con la scuola. Intanto, con il procedere degli incontri, l'operatrice sente di avere creato con Sofia un rapporto di maggiore fiducia e decide così di proporle di passare un po' di tempo fuori casa. Sofia accetta e propone di fare una passeggiata in un parco. Per la prima volta, Sofia e l'operatrice escono.


Questo rappresenta per la ragazza un passaggio ricco di significato, probabilmente supportato dal lavoro che la mamma sta parallelamente conducendo. La ragazza inizia a sentirsi più sicura di allontanarsi da lei senza il terrore di venire dimenticata. Inizia a riconoscere la relazione con l'operatrice come uno spazio che le è proprio, in cui sperimentare una prima dimensione di svincolo, uno spazio transizionale in cui giocare ruoli diversi e conoscere così nuove parti di Sé, anche quelle più distruttive che ad un certo punto riemergeranno nella relazione terapeutica sottoforma di sottili attacchi provocatori che adesso prendono la forma del verbale:

<<Perché passi tutto questo tempo con me? Non hai proprio niente di meglio da fare>>. L'operatrice sa che la ragazza, ancora una volta e forse ora più di prima, le sta chiedendo di sopravvivere ai suoi attacchi.


Sofia ha bisogno di stare nel conflitto con un adulto sufficientemente buono capace di farsi usare, di contenerla e sostenerla nello sperimentare, all’interno di una relazione sicura, la propria distruttività. Se l’operatrice (e con lei la relazione) sopravvive, forse Sofia potrà avvicinarsi lentamente anche al conflitto con il materno, passando da una dimensione agita ad una realtà pensabile. Sofia e l’operatrice lentamente iniziano ad alternare uscite al parco a pomeriggi passati in camera, ritmicamente oscillando tra il dentro e il fuori, tra il vissuto di appartenenza e quello di differenziazione dalla famiglia, espressione concreta del lavoro di integrazione identitaria che la ragazza sta attraversando.


Ad un certo punto dell’intervento, tornano anche a parlare dell'universo e del libro sulle stelle cui Sofia è tanto affezionata. I tempi non sono ancora maturi per accedere ad una narrazione profonda del dolore non-elaborato del lutto, ma l’intimità del rapporto e la sicurezza in esso sperimentata, forse permetteranno un giorno a Sofia di sentirsi sufficientemente pronta per passare da quell’Area Intermedia in cui si gioca con l’oggetto, ad elaborarne, invece, su un piano cosciente, il denso contenuto emotivo di cui la sua immagine si fa portavoce.



Bibliografia


Boszormenyi-Nagy, I., &amp; Spark, G. M. (1988). Lealtà invisibili: la reciprocità nella terapia familiare intergenerazionale. Roma: Astrolabio.


Cordiale S., Montinari G. (2012), Compagno adulto. Nuove forme dell’alleanza terapeutica con gli adolescenti. Milano: Franco Angeli.


Gutton, P. (2008). Il genio adolescente, Roma: Magi Edizioni.


Winnicott, D. W. (1991). Dalla pediatria alla psicoanalisi, Firenze: Martinelli.



Tratto dall'elaborato finale della Dott.ssa Eleonora Patriarca, Operatrice d'Acciaio, allieva del Corso di Formazione di Fiori d'Acciaio "Intervento Terapeutico Domiciliare Integrato e Personalizzato per l'Adolescenza".


Questo materiale viene pubblicato con l'autorizzazione delle persone coinvolte e per tutelare la loro privacy alcuni dati sono stati modificati.

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