Il dolore invisibile
- Fiori d'Acciaio
- 30 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min

I ragazzi non sanno più come dire: “sto male”.
Parliamo ogni giorno di atti estremi, leggiamo, ci rammarichiamo, ci sconvolgiamo, facciamo rumore, ma noi esponenti della salute mentale sappiamo quanta difficoltà ci sia nelle famiglie, a scuola, nei servizi pubblici a volte, ovunque, a prendere in mano la situazione.
Noi come Associazione cerchiamo di partecipare a bandi, di entrare nelle scuole, ma ci sentiamo dire “se lavorate gratis, sì”, “se ci pensate voi a trovare i soldi, sì”, “i genitori non sono disposti”. Ma non è vero. Ci sono i bandi, ci sono i soldi. A volte non c’è volontà. Ogni giorno vediamo genitori che ci vengono a parlare del malessere dei figli, ma quando parliamo loro della necessità di un lavoro sulla genitorialità si arrabbiano, negano, non si rendono disponibili.
I ragazzi chiedono a voce altissima di avere regole, limiti, confini e i genitori rispondono invece mandandoli a scuola da soli a 8 anni, facendo feste in discoteca a 12, facendo festini con alcol e droghe a 13, facendo finta di non vedere.
E tutto è normale, perché oggi i ragazzi le regole le devono capire senza esperirle. L’abbandono del concetto di autorità genitoriale, che rende effettivamente più semplice essere genitori senza responsabilità , ha definitivamente distrutto gli adolescenti di oggi, che si sentono continuamente dispersi tra una richiesta precoce di adultità e il bisogno profondo, ancestrale, arcaico, di accudimento e regole decise, ma affettuose.
I bulli chiedono di essere bloccati e ascoltati, i "bullizzati" chiedono di essere aiutati e ascoltati, gli outsider , gli antisociali, gli oppositivi-provocatori, i ragazzi e le ragazze con disturbi alimentari, tutti chiedono di essere ascoltati. L’ansia, la depressione, gli attacchi di panico, l’uso di sostanze psicotrope sono il primo tentativo di tutti di curarsi e di urlare un dolore nel tentativo di farsi curare.
E ad ascoltare non c’è nessuno, a prendersi la responsabilità di tanto dolore non c’è nessuno. Un ragazzo si suicida e la responsabilità non se la prende mai nessuno, se la rimbalzano l’un l’altro come una "patata bollente" che tutti sperano non esploda in mano a loro.
La verità è che noi che lavoriamo con l’adolescenza ad alto rischio la responsabilità ce la prendiamo e spesso siamo costretti a mollare perché siamo gli unici ad avere il coraggio di farlo e gli unici a non avere paura di cosa ogni sintomo può nascondere nel profondo.
Tuttavia, a volte le famiglie ci seguono, si impegnano, si mettono in discussione, spendono soldi e tempo, emozioni e lacrime. E fosse anche solo una famiglia, e se fosse anche solo un ragazzo o una ragazza che riusciremo a salvare ne sarà valsa la pena.
E di sicuro ci ricorderemo di loro per tutta la vita. E viceversa.

A cura di:
Dott.ssa Eugenia Cassandra




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