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“Ragazze Interrotte”: una storia di reclusione

  • Fiori d'Acciaio
  • 23 dic 2025
  • Tempo di lettura: 9 min

Ambientato negli Stati Uniti del 1967, Susanna Kaysen, diciassette anni, tenta il suicidio.

 

I genitori, solitamente poco attenti al suo benessere, la portano in visita da uno psichiatra dal quale riceve la diagnosi di “Disturbo Borderline di Personalità”, suscitando disappunto nella madre, disgustata da una figlia poco conformista e “matta”.

 

Firmando “volontariamente” per il ricovero, Susanna è catapultata all’interno del Claymore Hospital, una struttura psichiatrica abitata da altre ragazze, ognuna con le sue rispettive e specifiche complessità. L’infermiera Valerie, la sola figura professionale sinceramente interessata ai bisogni delle pazienti, le mostra la struttura e la introduce al resto del gruppo: Lisa, affascinante sociopatica; Daisy, ricca e viziata, appassionata di polli allo spiedo e di lassativi; Polly, con il viso sfigurato dalle ustioni; Georgina, bugiarda patologica; Janet, anoressica e con la sigaretta sempre in bocca.



Unico oggetto familiare nel nuovo ambiente è il suo diario, utilizzato come riparo e rifugio dalle preoccupazioni esterne.

 

“Ragazze Interrotte” è una storia di reclusione: la maggior parte del tempo Susanna si trova all’interno di una stanza, quella concreta dell’ospedale e quella inconsapevole, occupata dal rifiuto esistenziale rispetto a ciò che si trova fuori:

il mondo che la “ammala”, le relazioni sempre caratterizzate da conflittualità, e le responsabilità della vita.



La figura della psichiatra è tra le più interessanti: in un’intera seduta, sebbene di pochi minuti, Susanna la provoca essendo convinta di avere “il coltello dalla parte del manico”, per poi essere invece messa alle strette dalla dottoressa Wick. Lei è costantemente calma: non sente il bisogno di reagire alle provocazioni, ma al contrario lascia Susanna parlare liberamente, “legandosi” alle sue parole e comunicandole perché ciò che dice non sia del tutto corretto. Il tutto senza giudicare e senza forzarne i processi di pensiero.

 

“L’interruzione” narrata nel film fa parte di una sofferenza di cui tutte le protagoniste sono portatrici, senza però riuscire a percepirla davvero.

Il Disturbo Borderline diagnosticato a Susanna parla di questo confine che divide normalità e follia, realtà e malattia, sul quale cammina indecisa senza riuscire a orientarsi.

 

Solo dopo aver sperimentato la morte di Daisy, Susanna accetta di esprimersi in terapia, deliberando la scelta di vivere nel mondo tramite il violento confronto finale con Lisa.


Ora Susanna può uscire, la vita fuori l'aspetta. Ma il ricordo di quelle ragazze non la lascerà più.


“Il vuoto interiore”: l’isolamento sociale e il suicidio


L’età adolescenziale è un’importante fase per la definizione del Sé, caratterizzata dalla ricerca dell'autonomia, della scoperta di sé e della realtà. La necessità di affermarsi, autorealizzarsi e creare relazioni affettive più profonde può però avere un risvolto negativo se non ci si è potuti sintonizzare emotivamente con le figure di riferimento.

La mancanza di adulti in grado di sostenere in modo adeguato questi processi, può comportare una profonda crisi identitaria, un intenso vissuto di incertezza e un’elevata instabilità emotiva con conseguente disorientamento “esistenziale” (Mamone, 2023).

 

Inoltre, la compromissione del “senso di significato personale” spinge a non avere una percezione concreta degli obiettivi e delle intenzioni che la persona persegue.

In Susanna si nota una grande alterazione dell’identità, una percezione e immagine di sé marcatamente e persistentemente instabile. Ciò comporta una sua propensione alla depressione, alla scarsa sensazione di autoefficacia e alla ridotta autostima.

 

Spesso è narrato il sentimento di solitudine, una sensazione cronica di vuoto che la fa sentire distaccata dal mondo.



“Come faccio a spiegare a un dottore che le leggi della fisica possono essere sospese, che quello che va su può non tornare giù… Che il tempo a volte si muove avanti e indietro e poi avanti ancora, e non riesci a controllarlo. Qualche volta per me è molto dura stare in un solo posto”.

 

Il “vuoto cronico” e l’isolamento emotivo possono essere tipici in questi quadri diagnostici, e associati a problemi di identità si manifestano spesso in relazioni problematiche, che portano la persona a sentirsi isolata anche in presenza di altri (D’Elia, 2025).

 

Ciò è accompagnato da emozioni molto negative: ci si sente sopraffatti da rabbia, vergogna, ansia e depressione. Di conseguenza, nel cercare di colmare l’angoscia e temendone l'intensità, la si evita o almeno controlla mettendo in campo strategie impulsive che, la maggior parte delle volte, risultano controproducenti.



Esiste una solida associazione tra il vuoto cronico e il rischio di ideazione suicidaria.


La principale motivazione sembra essere il tentativo di reagire al caos e al vuoto interiore esperito nel quotidiano: si può agire al fine di provare sensazioni adrenaliniche per superare il dolore, o di sentire temporaneamente la quiete, in contrapposizione alla confusione della mente, spinti dal bisogno di non sentire o alienarsi dalla vita esterna.

Per altri, invece, si ha una minore volontà di uccidere sé stessi e una maggiore intenzione di comunicare il vissuto di disperazione (Polito, 2020).

 

Il sentimento di solitudine e l’impulsività di Susanna vengono rivolte nei confronti di una relazione in particolare: la sua auto-distruttività è evidenziata non dal tentato suicidio iniziale, ma dal suo rapporto con Lisa.


Lisa: una storia di co-dipendenza


Qui entra in scena Lisa, da subito inquadrata come sociopatica, arrogante e superiore, usa l’umorismo, l’intelligenza e il carisma per imporre la sua presenza sulle compagne e per manipolarle a proprio vantaggio.


Si sente autorizzata a infrangere le regole, ignorandone le conseguenze: non prova colpa o rimorso, essendo completamente indifferente, quasi compiaciuta, del dolore causato.



Inizialmente aggressiva nei confronti di Susanna, tra loro si instaura poi “un’amicizia”, se così può essere definita, nella quale Lisa diventa ingannevole e manipolatrice.

Insicura e disorientata, Susanna perde il contatto con il Sé, gettandosi all’interno di una fusione eccessiva con Lisa, vissuta come unica “ancora di salvezza emotiva”.

 

Il termine “dipendenza affettiva” non si riferisce a un legame nato da una scelta libera e reciproca, ma da una condizione percepita come vitale, dalla quale è difficile svincolarsi anche quando è causa di sofferenza (Nosratabad et al., 2020).



Susanna, infatti, è disposta a fare sacrifici, anche esagerati, pur di mantenere in piedi il loro rapporto.

La mancanza di chiarezza e coerenza inasprisce l’incapacità di mantenere rapporti stabili e duraturi, che nascono dall’essere “in balia di un sé fluttuante”, il quale vede l'alternarsi di stati emotivi differenti in modo repentino e caotico (Zen, 2022).


A causa della tendenza all’idealizzazione e ad un ipercoinvolgimento nelle relazioni, caratteristiche tipiche delle persone con struttura Borderline, Susanna si troverà invischiata in un rapporto di co-dipendenza.



Uno dei fattori che può amplificare le reazioni inadatte è il sentirsi incomprese dalle persone, siano essi familiari o professionisti; sebbene il Disturbo Borderline sia caratterizzato da una forte instabilità che si manifesta con passaggi rapidi da uno stato emotivo a un altro e a una reattività estrema anche di fronte a piccoli segnali di critica, il sentirsi dire di essere “esagerate” e di creare “futili drammi” non fa altro che esacerbare i sentimenti di vuoto e rifiuto, nonché il loro percorso di cura (Carpenter & Trull, 2013).



Le sequenze del film presentano i temi problematici di ogni ragazza in un contesto ospedaliero poco accogliente e piuttosto alienante, più custodialistico (sorvegliante) che curativo. 

 

Il sentimento di rifiuto può legarsi a una visione negativa di sé stesse: la sensazione di essere indegne e, in quanto tali, rifiutate va a determinare un circolo vizioso di isolamento e esclusione sociale che aggrava i sintomi e la sofferenza della persona.

Un funzionamento di personalità “compromesso” determinerà alterazioni sul modo in cui vengono percepite, interpretate e regolate le emozioni, con effetti diretti sulle relazioni interpersonali (Ernst et al., 2023).

 

È evidente come Susanna si aggrappi alla figura di Lisa, la quale rappresenta l’unica persona in grado di darle ciò di cui ha bisogno, ossia la libertà che l’ospedale le sta togliendo, anche al costo di commettere azioni rischiose e dannose.

 

Qui emerge l’importanza del gruppo che, unito all’interno dell’ospedale, cerca di stare unito. In due facce della stessa medaglia, da una parte le pazienti si sostengono a vicenda, dall’altra si evidenzia la distruttività di tali rapporti. I problemi nascono quando si parla di ciò che sta fuori, per la maggior parte del tempo accessibile solo attraverso la televisione costantemente accesa nella sala comune. 



Il culmine della ribellione è raggiunto quando, insieme a Lisa, scappano dalla struttura, e vanno a ripararsi a casa di Daisy. Lisa non perde l’occasione di gettare in faccia alla ragazza la tremenda verità della sua vita, ossia che il padre abusa di lei e che lei ne è compiaciuta. Inizialmente Daisy sembra non essere toccata dalle sue parole, ma la mattina dopo, non avendo retto la verità, decide di suicidarsi.


Reintegrazione: la terapia è fondamentale


Una volta tornata in struttura, Susanna si chiude nuovamente nella propria stanza. L’assenza di Lisa la fa sentire “svuotata”. Parlando con Valerie, si colpevolizza perché non è riuscita a imporsi su Lisa nel momento in cui stava attaccando Daisy.

Valerie la incoraggia a condividere la sua sofferenza con i medici, facendole capire che essere consapevoli di avere una patologia non è sufficiente per saperla riconoscere e comprendere a pieno.

 

 “Bisogna che racconti questi vissuti anche ai dottori… certo che capisci la tua malattia, ne hai parlato con molta chiarezza qualche secondo fa. Però quello che devi fare è metterla da parte, sopprimerla, buttarla giù sul tuo diario, ma fartela uscire da dentro, eliminarla, così non ti ci puoi più rannicchiare dentro.”

 

Il confronto con Valerie è il punto di svolta nel percorso di recupero: Susanna riflette, frequenta i corsi di pittura, scrive sul suo diario e intraprende il percorso di psicoterapia con la “famosa Dottoressa Wick”, con la quale impara ad avere fiducia nel condividere i propri vissuti, e nell’aprirsi senza pregiudizi e senza la paura di essere giudicata.

È nel momento in cui non si nasconde più dietro meccanismi di controllo e smette di rifiutare sé stessa e rifugiarsi nel suo senso di inadeguatezza, che Susanna riesce ad avvicinarsi alla realtà esterna attraverso attività che la  reintegrano alla vita “oltre” la patologia.

 

Il suo diario e altre forme di espressione la guidano nel “buttare giù” e entrare in contatto con ciò che l’ha portata a cercare rifugio in parti di sé inaccessibili all’altro e a chiudere fuori il mondo dal quale si sentiva rifiutata e nel quale non riusciva a trovare un posto o a collocarsi.

 

La compromissione del senso di significato personale è correlata all’estrema difficoltà nella regolazione emotiva e nel riuscire a mantenere un'identità stabile: per cui è importante che si lavori sulle emozioni, dimostrando che reprimerle non è la soluzione (Hopwood & Gjorgjieva, 2024).



È indispensabile favorire la capacità di riflettere sui propri stati emotivi e dare forma ai pensieri, in modo tale che si possa svilupparne la pensabilità e apprendere come contenerne l’intensità.

Infine, è fondamentale aiutare a sviluppare la capacità di chiedere aiuto ai professionisti quando non si riesce ad affrontare efficacemente determinati vissuti.

 

Quando si intraprende un percorso di psicoterapia non è necessario raccontare tutto o pretendere di avere i mezzi per uscire dalla stanza in cui si è rinchiusi. Basta lasciare aperta la porta, far entrare qualcuno al suo interno e non cacciarlo via.

 

Come Susanna trova appiglio nel suo diario, non si chiede di uscire dalla sofferenza o credere che l'altro possa comprendere, ma di restare nella stanza ed esprimere con il proprio linguaggio ciò che si prova, anche se appare sconnesso, incomprensibile, o “interrotto".



“Dichiarata sana e rispedita nel mondo. Diagnosi finale: borderline recuperata. Che cosa voglia dire ancora non l'ho capito… Sono mai stata matta? Forse sì. O forse è matta la vita. La follia non è essere a pezzi o custodire un oscuro segreto. La follia siete voi o io, amplificati: se avete mai detto una bugia e vi è piaciuto, se avete mai desiderato di poter restare bambini in eterno... Non erano perfette ma erano amiche mie. Negli anni '70 quasi tutte erano uscite e vivevano la loro vita. Alcune le ho riviste, altre no, mai più. Ma non c'è un giorno in cui il mio cuore non le ritrovi”.

Susanna

 


A cura di:

Romano Eleonora Brunella




Bibliografia


Carpenter, R.W., Trull, T.J. (2013). Components of Emotion Dysregulation in Borderline Personality Disorder: A Review. Curr Psychiatry Rep 15, 335. https://doi.org/10.1007/s11920-012-0335-2.

 

D,Elia C. (2025). I vissuti di noia e solitudine e la ricerca di appartenenza all'interno del Disturbo Borderline di Personalità: un’indagine attraverso i forum della piattaforma online Reddit. 

 

Ernst, M., Brähler, E., Kruse, J., Kampling, H., & Beutel, M. E. (2023). Does loneliness lie  within? Personality functioning shapes loneliness and mental distress in a representative population sample. Journal of Affective Disorders Reports, 12, 100486. 

 

Hopwood, C. J., & Gjorgjieva, J. (2024). The place of subjective emptiness in the structure  of personality. Borderline Personality Disorder and Emotion Dysregulation, 11(31).  https://doi.org/10.1176/appi.books.9780890425596.

 

Mamone, A.L. (2023). Suicide in adolescence: analysis of the causes and possible prevention interventions. 

 

Nosratabad, T., Mousavi, S. R., & Heydari, A. R. (2020). Coping styles and interpersonal dependency in people with and without emotional dependence. Journal of Psychology & Psychotherapy, 10(1), 384. https://doi.org/10.35248/2161-0487.20.10.384.

 

Polito, M. (2020). Suicidio: la guerra contro se stessi. Cause e prevenzione. 2021, Breslavia (Polonia). Independently published.

 

Zen, C. (2022). Il Disturbo Borderline di Personalità: vivere in balia di un sé fluttuante.

 
 
 

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