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Un viaggio in cerca di sé stessi: il gruppo come bussola relazionale

  • Fiori d'Acciaio
  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

In adolescenza i ragazzi sono chiamati a ridefinire la propria identità, confrontandosi con le proprie trasformazioni corporee, affettive e relazionali. Ciò significa oscillare tra la spinta a separarsi dal nucleo familiare e il bisogno di appartenenza, ponendo l’adolescente di fronte alla necessità di dare un nuovo senso alla propria esperienza (Ammaniti et al., 2005). Tuttavia, il mancato raggiungimento dei compiti evolutivi tipici di questa fase, può riattivare nuclei traumatici precedenti o compromettere la costruzione identitaria, dando origine a vissuti di vuoto, disorientamento o frammentazione (Lancini & Salvi, 2018). In questo caso, il gruppo dei pari può costituire un importante fattore protettivo poiché rappresenta un luogo in cui i ragazzi possono sperimentare appartenenza e differenziazione. A partire da questi presupposti teorici, viene proposta una lettura clinica del personaggio Arisu, protagonista della serie Alice in Borderland. La sua storia, segnata dalla perdita, porta alla luce alcuni temi chiave dell’adolescenza: la costruzione della propria identità, il valore dei legami con i pari e la possibilità di una riorganizzazione psichica dopo una frattura traumatica. Il mondo in cui si svolge la vicenda diventa una vera e propria metafora dello spazio psichico di confine che ogni adolescente attraversa nel tentativo di ritrovare coesione, senso e continuità nelle proprie esperienze.



Le sfide evolutive in adolescenza

I profondi cambiamenti familiari, sociali e culturali influenzano il modo in cui gli adolescenti crescono e costruiscono la propria identità. Nonostante ciò, il loro percorso verso l’età adulta continua a essere segnato da compiti evolutivi fondamentali: integrare i cambiamenti puberali, rielaborare la nuova immagine corporea, separarsi gradualmente dalla famiglia e trovare nel gruppo dei pari uno spazio di sperimentazione relazionale ed emotiva (Lancini & Salvi, 2018). Al contrario, quando un adolescente fatica a raggiungere alcune tappe di sviluppo, il suo benessere psicologico può risentirne; soprattutto se proviene da contesti disorganizzati, traumatici o segnati da abbandoni ripetuti. Dunque, per comprendere le difficoltà vissute dall’adolescente, è necessario adottare uno sguardo più ampio capace di cogliere l’intreccio tra fattori individuali e contesti di vita, valorizzando la complessità e unicità del suo sviluppo. L’assenza di un’adeguata autorità simbolica e di confini chiari posti dai genitori può spingere l’adolescente verso comportamenti impulsivi mentre un ascolto empatico e non giudicante rappresenta un sostegno fondamentale per la sua crescita (Memmoli et al., 2020). Parallelamente, il gruppo dei pari rappresenta un laboratorio sociale in cui l’adolescente sperimenta nuovi modi di relazionarsi, sviluppa nuove competenze e affronta il processo di separazione dai genitori tra rispecchiamento, appartenenza e prime relazioni intime. Queste ultime sostengono l’emergere di un’identità solida e autentica (Charmet, G. P., 2000). Infine, il contesto socio-culturale contemporaneo, fortemente influenzato dalla cultura digitale e da ideali narcisistici o collettivisti, esercita pressioni che generano tensioni tra autenticità e conformità a standard elevati (Perfetti, S., 2023), rendendo complesso per i giovani trovare spazi sicuri in cui conoscersi davvero e dare forma a un’identità autentica e genuina.



La storia di Arisu

Questa riflessione clinica nasce dall’osservazione del lavoro di Haro Aso, autore del manga Alice in Borderland (2010), da cui sono tratti l’Anime e la serie live action. Il protagonista, Ryohei Arisu, è un diciottenne che trascorre le sue giornate isolato, immerso nei videogiochi e incapace di trovare il proprio posto nel mondo. Nella costruzione del personaggio, l’autore si ispira chiaramente ad Alice di Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie (1865) e riprende in chiave contemporanea il suo famoso viaggio. Come la bambina, anche Arisu si rifugia in un mondo parallelo più tollerabile del reale, spinto da solitudine e mancanza di legami significativi. Questa forma di ritiro psichico emerge quando l’adolescente vive incomprensioni o deprivazione affettiva e può portare a un distacco dalle relazioni reali (Pappa, S. G., 2022). In questo caso, il distacco è temporaneo e per Arisu diventa un modo per sopravvivere ai propri conflitti interni e al profondo senso di solitudine sperimentato. È tipico del processo di crescita adolescenziale che la separazione progressiva dal caregiver porti con sé sentimenti di solitudine e perdita; ma se elaborati, favoriscono la maturazione del ragazzo. La solitudine, infatti, può avere una funzione adattiva: stimola la riflessione su sé stessi ed è fisiologica se momentanea; invece, diventa rischiosa quando si cronicizza (Corsano, P., 2003). All’inizio della storia, Arisu sembra bloccato proprio in questa fase: vive un forte senso di inadeguatezza rispetto alle aspettative familiari e sociali e, non riuscendo a soddisfarle, si rifugia in un mondo alternativo in cui ridefinirsi. Le perdite della madre e degli amici aggravano il suo smarrimento. Anche Usagi, sua compagna di avventure, è provata dal trauma della perdita del padre e si isola per il senso di colpa e vergogna sperimentato. In generale, tutti i ragazzi che si ritrovano in Borderland condividono vissuti di perdita, colpa e disorientamento. Il mondo distopico in cui si muovono diventa così una metafora del loro mondo interno: uno spazio liminale e transizionale — sospeso tra realtà e fantasia — in cui possono dare forma ai propri conflitti e tentare una riorganizzazione psichica.



Il potere trasformativo del gruppo per Arisu

In Borderland i personaggi riescono a sopravvivere solo grazie alla cooperazione e alla fiducia reciproca. Il gruppo diventa un contesto trasformativo: in adolescenza i confini della propria identità sono ancora permeabili e questo permette ai ragazzi di identificarsi e intrecciare i propri vissuti emotivi con quelli degli altri, e costruire una sorta di mente collettiva condivisa con il gruppo (Charmet, G. P. 2000). Il legame con Usagi e con il gruppo rappresenta per Arisu la possibilità di riaprire un dialogo tra mondo interno ed esterno, favorendo un’identità più integra e capace di amare. Usagi svolge per lui una funzione di rispecchiamento, aiutandolo a ritrovare la fiducia nei legami con gli altri. L’appartenenza al gruppo si rivela quindi centrale per la costruzione dell’identità adolescenziale: offre riconoscimento, sostegno emotivo e uno spazio in cui elaborare emozioni complesse, prevenendo isolamento e disagio (Ammaniti, M., 2024). Grazie a questa esperienza condivisa, i protagonisti riescono a ritornare nel mondo reale e Arisu ne esce trasformato: costruisce un’identità più matura, capace di affrontare il mondo e di costruire relazioni affettive stabili. In questo senso, il Borderland diventa un vero e proprio viaggio iniziatico verso l’individuazione che permette ai giovani di progettare un futuro realizzabile e alla loro portata.


Roberta Iannuzzi



BIBLIOGRAFIA


Ammaniti M. (2024). I paradossi degli adolescenti. Raffaello Cortina Editore.


Ammaniti, M., Cimino, S., & Petrocchi, M. (2005). Adolescenza ed esperienze traumatiche: influenze sul funzionamento emotivo-adattivo. Infanz. Adolesc, 4, 145-155.


Charmet, G. P. (2000). I nuovi adolescenti. Padri e madri di fronte a una sfida. Raffaello Cortina Editore.


Corsano, P. (2003). Adolescenza e solitudini. In P. Corsano (Ed.), Processi di sviluppo nel ciclo di vita. Saggi in onore di Marta Montanini Manfredi (pp. 73-94). Milano: Unicopli.


Lancini & Salvi (2018). Ricercazione. Vol- 10, n.2. Istituto Minotauro, Milano.


Memmoli, A., Di Renzo, M., & Bianchi di Castelbianco, F. (2020). L’ascolto a scuola: Una lettura psicodinamica della generazione 2.0. Magi Edizioni, ISBN 978-8874874439.


Pappa M. G. (2022). Il ritiro psichico. Una lettura dell’analisi infantile. Società psicoanalitica italiana.


Perfetti, S. (2023). Adults and young people in the mirror between emotional crisis and digital culture. Affective education as a formative bet. Encyclopaideia, 27(65), 49–60.

 
 
 

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