Il Ragazzo Invisibile: Dal Compagno Adulto nelle Periferie di Roma al Numero Verde Nazionale "Fuori dalla Stanza”.
- Fiori d'Acciaio
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Il percorso di Fiori d’Acciaio nell’esplorazione del ritiro sociale
La nostra associazione ha incontrato i primi adolescenti in ritiro nel 2016. Con loro abbiamo fatto molta strada. Ci siamo occupati della difficile costruzione di progetti terapeutici quando un ragazzo sfugge alle logiche dell’adolescenza comune. Pochi o nessun amico, niente uscite, niente scuola, alle volte solo la loro stanza come luogo di vita.
Sono difficoltà che spesso neanche i professionisti o i servizi territoriali e la scuola sanno come affrontare.
Abbiamo accolto cosi tanti genitori con le loro angosce da non poter rimanere indifferenti.
Abbiamo nel tempo ricevuto richieste di aiuto da parte di persone in difficoltà in punti diversi d'Italia, alla ricerca di soluzioni dopo averle provate tutte.
Cosi è nata tanto tempo fa questa fantasia “un numero verde nazionale dedicato a questi temi per sostenere ed orientare”, ma la strada è stata lunga. Ora vi raccontiamo come abbiamo fatto ad arrivare ad oggi, alla nascita del Numero Verde Nazionale “Fuori dalla stanza”:
Le nostre radici: Il Compagno Adulto come ponte
Prima ancora che la nostra associazione nascesse formalmente nel 2016, il nostro gruppo di lavoro si era formato lavorando fianco a fianco in altri servizi territoriali, portando la figura del Compagno Adulto nelle periferie di Roma. Per chi ci conosceva e per i professionisti con cui avevamo collaborato nel tempo, è stato facile immaginarci accanto ai primi ragazzi che arrivavano nei loro studi e poi sparivano, rifugiandosi nelle loro stanze.
Il Compagno Adulto, come modello di intervento, esisteva da tempo e vantava una modalità operativa forte basata sull'andare a lavorare con gli adolescenti nei loro luoghi: stanze, case, quartieri. Per questo il nostro incontro con il ritiro sociale è stato quasi "naturale". Ci dicevano: “Ci sono adolescenti che non escono di casa, andate voi ad aiutarli”.
E così abbiamo fatto. All’inizio non sapevamo effettivamente cosa fosse il ritiro sociale o l’Hikikomori ovvero la forma più estrema di ritiro; lo abbiamo incontrato prima clinicamente questo fenomeno e solo dopo ci siamo immersi in ricerche, letture, formazioni e approfondimenti. Dal 2019, abbiamo un progetto di Compagno Adulto interamente dedicato ad adolescenti in ritiro sociale. Abbiamo imparato a rispettare tempi e spazi, a dare senso e significato alle paure e alle loro angosce.
Le ricorsività del Ritiro Sociale: Cosa accade “dentro la stanza"
Anno dopo anno, ci siamo resi conto che non si trattava di casi isolati, ma di una configurazione clinica ben definita che stava interessando intere generazioni di adolescenti e giovani adulti. Nel ritiro sociale tornano spesso dinamiche precise:
L'inversione del ritmo sonno veglia: La notte diventa l'unico momento di pace, lontano dalle aspettative del mondo diurno. Spazio di libertà in cui fare senza giudizio, magari connessi a persone che sono dall’altra parte del mondo.
La paralisi del corpo: Il movimento verso l'esterno è bloccato da un'angoscia profonda, quasi fisica. Ci si prepara il giorno prima per andare a scuola ma poi la mattina i mal di pancia, i mal di testa, la nausea. Non si può uscire.
L'ipersensibilità al giudizio: Ogni sguardo esterno è percepito come una minaccia o una conferma della propria inadeguatezza. Nessuno capisce, in alcuni casi il mondo fuori genera lucido disprezzo e l’evitamento di ogni contatto diventa l’unica via.
Il rifugio nel virtuale: Internet non è la causa, ma l'ultimo legame che impedisce il crollo totale del Sé sociale. Diventa tutto, si passano ore ed ore a giocare on line, a parlare on line o a sbirciare le vite altrui tramite i social. Tanto che alle volte, agli occhi degli adulti appare essere questo il problema. Eppure non lo è, è una specie di antidoto all'isolamento totale.

Quando il sistema si ferma: Le criticità dei servizi
Immaginate le criticità, le difficoltà e il dolore che abbiamo cercato di raccontarvi fino ad ora, e adesso provate ad aggiungere gli ostacoli ulteriori che il mondo attorno alle famiglie coinvolte dispiega. Esistono modalità della società allargata, della scuola e dei servizi che purtroppo non agevolano il percorso di aiuto. Ecco i nodi che riscontriamo più spesso:
Il limite del setting tradizionale: Molti professionisti sostengono ancora che "se il ragazzo non viene a studio, non si può fare nulla". Questo approccio ignora la natura stessa del problema. Ma i genitori non possono fare altro che provare, cercare nuovi professionisti, seguire indicazioni alle volte bizzarre, fare colloqui per interposta persona. Tutte cose che dopo mesi e mesi si arenano e si fermano lasciando sconfortati e soli sia i ragazzi dentro alle loro stanza che i genitori fuori dalle loro porte.
L'impotenza del sistema scuola: Se il ragazzo non va a scuola, l'istituzione spesso non ha modo di raggiungerlo, limitandosi a registrare l'assenza invece di creare ponti alternativi. I docenti negli ultimi anni si sono abituati ad accogliere e supportare altre manifestazioni di disagio giovanile. Ormai arrivano a dirci “dottoressa fa caldo, una ragazza è in classe con le maniche lunghe ho pensato faccia cutting, è sempre triste” o “esce spesso e va in bagno, l’ho raggiunta e stava avendo un attacco di panico ma lo avevo immaginato”. Hanno fatto esperienza di questo ma il ritiro sociale no, non lo conoscono. Si accompagna al fenomeno della dispersione scolastica quindi nulla che sia davvero accaduto sotto agli occhi dei docenti. Alle volte rimangono stupiti nel mettere insieme l’immagine che noi cerchiamo di raccontare di quel ragazzo “perché quando viene in classe è brillante, trascina gli altri ed è molto intelligente”…. Peccato che riesca ad esserci i primi giorni di scuola e poco più per poi eclissarsi tra assenze e malattie lunghe. Serve formazione e informazione che alle volte manca. Eppure la scuola è piena di risorse e strumenti che possono essere preziosissimi per i ragazzi e le ragazze in ritiro.
Il carico sui genitori: Se non sono i genitori a farsi carico di tutto — dall'organizzazione delle attività alla ricerca dei professionisti — i ragazzi rimangono isolati. Ma la famiglia non può essere l'unico motore dell’intervento. Le famiglie non hanno competenze tecniche e fanno tentativi, vanno in processione tra i servizi, chiamano, leggono. Si ingegnano come possono. Ma questo fa perdere tempo prezioso.
La frammentazione degli aiuti: Servizi che non comunicano tra loro, lasciando la "presa in carico" in sospeso tra burocrazia e mancanza di visione d’insieme. E invece è proprio la rete attorno a queste situazioni a funzionare e a fare la differenza.
Una nuova risposta: Il Numero Verde Nazionale "Fuori dalla Stanza"
Proprio per rompere queste criticità, nasce il progetto "Il Ragazzo Invisibile" e il servizio "Fuori dalla Stanza”.
Lo facciamo in modo informale da anni e ora abbiamo l’occasione di strutturare questo servizio.
Grazie al Bando Energie di Comunità di Ita Solidale e Produzioni dal Basso che ha supportato la nostra raccolta fondi in soli tre giorni abbiamo raccolto la cifra necessaria per avviare questo progetto e sostenerlo per i primi 12 mesi. Ora dobbiamo potenziarlo e dargli lunga vita!
Vogliamo che il nostro Numero Verde Nazionale (attivo da Novembre 2026) sia il primo passo per chi non riesce a farne. Un servizio che non aspetta che il ragazzo "venga a studio", ma che offra supporto immediato, orientamento e una visione che va oltre le quattro mura di una stanza.
Sarà uno spazio di ascolto ma soprattutto di orientamento tra i servizi affinché sul proprio territorio ciascun genitore possa fare passaggi veloci e mirati per chiedere il giusto aiuto a professionisti, scuole e servizi davvero capaci di quella professionalità che serve per lavorare con ragazzi e ragazze in ritiro sociale e in Hikikomori.
Dona ora. Servizio attivo da novembre 2026. Sostieni Fiori d'Acciaio per permetterci di continuare a portare l'aiuto dove gli altri si fermano. Insieme, possiamo trasformare l'invisibilità in una nuova possibilità di incontro.

Dott.ssa M. I. Nadia Trecca
Referente Compagno Adulto per Ritiro Sociale e Hikikomori




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