• Fiori d'Acciaio

Strappare lungo i bordi e la figura del Compagno Adulto.




Analisi dei protagonisti e ipotesi di intervento


“Eppure, nonostante questa esperienza mi riempiva di frustrazione, ogni volta che Secco mi chiedeva: << Ma perché continui a perde tempo con questi ragazzini? >> venivo colto da una specie di orgoglio romantico illuminista, e gli dicevo << Perché nonostante questa frustrazione, io stabilisco un rapporto con questi ragazzi >>, e sai che c’è che magari la terza singolare non gliela avrò insegnerà benissimo, ma qualcosa dei miei valori, della mia persona, passerà. Io alla fine sono quello più grande, ma non ho quell’aurea da vecchio sfigato del genitore. Piuttosto sono una specie di fratello maggiore. Io vedo che quando la loro diffidenza se sgretola, nei loro occhi rimane un misto di curiosità e ammirazione. Alla fine, la gratificazione più bella [..] è sapere che in qualche modo gli sei stato di ispirazione, e che quello che gli hai lasciato se lo terrà per sempre” (Zerocalcare, 2021).

La serie animata Strappare lungo i bordi creata da Zerocalcare – di cui è anche protagonista – porta con sé molti riferimenti alla figura del


. Come spiega chiaramente Figini (2021), il messaggio che Strappare lungo i bordi cerca di far passare è legato al disagio provato da un’intera generazione, che si ritrova a sperimentare un senso di vuoto causato dalla perdita di certezze e di punti di riferimento, come maestri o persone care. Viene suggerita una visione meno egocentrica che permette di vivere, in modo più leggero, le proprie responsabilità e i propri pensieri. Questa serie animata fa luce su tutte quelle difficoltà di adattamento che i giovani – in particolar modo i ragazzi che vivono in contesti socioeconomici svantaggiati – devono affrontare, quali le incertezze sul proprio futuro e le difficoltà di gestione ed espressione emotiva.

Zero e l’armadillo

“…E mia madre ogni volta dice che questa casa sarebbe proprio bella se non la tenessi così male, che la casa è il tuo primo biglietto da visita, se non si ha il controllo sulla casa non si ha il controllo sulla vita. E io gli vorrei dire che non è il controllo sulla casa, io non ho l’autorità, io regno solo su un pezzo di questa casa, il resto è frammentato” (Zerocalcare, 2021).

La prima cosa che salta all’occhio osservando Zero all’interno della serie Strappare lungo i bordi è il disagio - raccontato con umorismo e ironia – che egli sperimenta davanti ogni cambiamento, a ogni scelta, a tutto ciò che sfugge e di cui non ha il controllo. Durante ogni sua fase di vita – raccontata attraverso il fumetto animato – a partire dai 15 - 16 anni in poi, egli sembra farsi carico di tutte le caratteristiche e le emozioni tipiche dell’adolescenza. Tutto questo processo è accompagnato da un flusso di coscienza continuo – un vero e proprio dialogo tra Zero e la sua coscienza – che viene impersonificata dall’armadillo – con tutte le caratteristiche di severità tipiche di questa istanza. Durante la media adolescenza di Zero, notiamo subito alcune caratteristiche tipiche di questa fase, quali il peso delle aspettative che gli adulti hanno su di lui. Questo per una maggiore sensibilità all’approvazione/disapprovazione degli altri, ma non solo. Zero sembra sperimentare un senso di onnipotenza tipico di questa fase. Questo è visibile nella scena animata in classe quando Zero non riesce più a far affidamento sulle sue capacità intuitive per comprendere la matematica. La delusione della maestra fa scattare in Zero un pensiero ossessivo carico d’angoscia, legato al mancato soddisfacimento delle aspettative che la maestra aveva riposto in lui. Di conseguenza tenta di ripristinare di continuo la sua approvazione, come egli stesso afferma: “La mia coscienza mi ripeteva tutti i giorni: «ma lo vedi quanto è triste?», questo pensiero mi devastava mi caricava d’angoscia, passavo le settimane a cercare di riconquistare la sua approvazione […] e Sarah mi ripeteva: «non sei onnipotente, non sei il centro del mondo». Lei ha visto tutte le mie certezze andare in pezzi” (Zerocalcare, 2021).

Inoltre, non aver soddisfatto le aspettative della maestra fa scatenare in Zero un senso di colpa rispetto al dolore che egli pensa di averle dato: “Ma non ho smesso di studiare, non ci capisco niente, sono stupido ok? Ma perché mi devi far sentire in colpa? Perché il mio essere stupido deve essere una delusione per te? Ora mi sento che sono stupido e che sono pure un mostro, che do un dolore a questa donna che aveva riposto tante aspettative in me”, un senso di colpa che Weiss (1978) ha definito da responsabilità onnipotente, legato proprio a un eccessivo senso di responsabilità per il benessere e la felicità altrui. Il senso di colpa non sembra essere l’unico fattore che Zero non riesce a controllare. Infatti, andando avanti con l’adolescenza, il protagonista sembra non riuscire a trovare un obiettivo preciso, stabile, come viene narrato nella serie: “Però questa ricerca di lavoro non era finalizzata a realizzare nessun desiderio, nessun obiettivo [..]. Continuavo a mandare curriculum per convincermi che la vita mia stava ancora seguendo quella riga tratteggiata, ma strappavo senza guardare, perché avevo il terrore che se abbassavo gli occhi vedevo che invece mi stavo allontanando sempre di più dalla guida”. Anche se Zero è in grado di riconoscere il suo desiderio, vale a dire scrivere fumetti, egli sembra trovare difficoltà a sviluppare un senso stabile e coerente di obiettivi e a costruire la propria identità. Non a caso, nella storia di Zero ritroviamo il fenomeno di identità virtuale, una strategia difensiva che molti adolescenti attuano di fronte al senso di inadeguatezza rispetto alla propria identità. Questo senso di inadeguatezza può essere sperimentato sia a livello fisico che a livello di relazioni interpersonali. Questa identità virtuale può, comunque, rappresentare un sostegno per il ragazzo, come nel caso di Zero. L’utilizzo di MSN gli ha infatti permesso di instaurare un rapporto intimo con Alice che, in un contesto totalmente reale, vis a vis, non avrebbe potuto prender vita. Come racconta lo stesso Zero: “[..] Pure se dal vivo non ci dicevamo niente ci scrivevamo tutta la notte su MSN, che consentiva l’accoppiamento a noi sociopatici, ma che ci lasciava un certo margine della realtà. Ci dicevamo pure tante cose intime, tanto pure che arrossisci dietro lo schermo non si vede quindi sembravo super disinvolto… questo rapporto virtuale era un appuntamento fisso così intimo che Alice era l’unica persona al mondo che sapeva che nella vita volevo fare i fumetti”. Tuttavia, nonostante queste difficoltà, Zero sembra essere un soggetto funzionante su tanti altri aspetti della propria personalità. Ad esempio, la scena in cui Zero non sa decidere tra una pizza semplice e una differente, se da un lato mostra di base, mostra anche la sua capacità empatica nei confronti del cameriere. La sua empatia, centrale in tutta la serie, risulta infatti una risorsa per Zero, che insieme ad una buona capacità di mentalizzazione (evidente nel dialogo tra lui e l’armadillo rispetto alla reale motivazione delle sue lamentele sul freddo nel treno, di cui è totalmente consapevole) gli permette di stabilire dei buoni rapporti con i ragazzi a cui fa ripetizioni di alcune materie scolastiche, avvicinandosi, senza saperlo, alla figura del Compagno Adulto.

Secco e Alice

“[..] Avevo due persone che mi consolavano quando mi sentivo un fallito: uno era Secco, che comunque aveva il grande merito di farmi sentire sempre un campione di integrazione e regolarità, e l’altra era Alice, perché era come me. A posteriori posso dire che fondare la propria stabilità emotiva sui fallimenti di un altro non è una grande strategia, però nella tempesta uno si aggrappa tutto” (Zerocalcare, 2021).

I personaggi di Secco e Alice ci fanno comprendere quanto il Compagno Adulto potrebbe fare la differenza nella vita di alcuni ragazzi e di quanto il gruppo dei pari sia fondamentale nel favorire lo sviluppo della propria individualità. Secco, come Zero narra, è l’ultimo della classe e mai nessuno, neanche la professoressa, ha mai proiettato alcuna aspettativa su di lui. Si può ipotizzare che il mancato supporto esterno nella vita di Secco lo abbia portato a non credere in sé stesso e nelle proprie capacità, aspetto chiaramente visibile nella sua scelta lavorativa, quale il poker online. Non solo, ma la sua “quasi totale indisponibilità a qualsiasi mediazione o punto di incontro” sembra rappresentare un’incapacità nell’utilizzare le relazioni amicali come supporto per la costruzione della propria identità. Infatti, Secco sembra non comprendere, ad esempio, la scelta di Zero nell’aiutare i ragazzi con i compiti. Tuttavia, questa amicizia sembra proteggere Secco da un possibile risvolto di isolamento sociale. Come riporta la letteratura, il fenomeno Hikikomori parte da un allontanamento dal contesto scolastico e lavorativo e, solo in un secondo momento, si tende ad allontanarsi dalle interazioni sociali e dalle relazioni amicali. Di conseguenza, è possibile ipotizzare che le relazioni amicali che Secco ha instaurato siano stati un fattore protettivo per un possibile risvolto di ritiro sociale. La sua petulante richiesta di andare a prendere un gelato, potrebbe essere letta come il suo modo di condividere un’esperienza con i suoi pari, seppur avente delle caratteristiche meccaniche e ripetitive. Tuttavia, come vedremo nel prossimo capitolo, un Compagno Adulto nella vita di Secco lo avrebbe notevolmente aiutato nell’instaurazione di aspettative positive nella sua vita.

Lo stesso vale per Alice. Questa ragazza, centrale nella serie, ci fa soffermare sull’importanza che il Compagno Adulto – e più nello specifico l’alleanza terapeutica tra operatore e ragazzo – può avere nei contesti di profonda sofferenza. Il dolore può essere sperimentato così violentemente da portare, come nel caso di Alice, al suicidio. “Per me non è importante che tu ci sia sempre, ma devo sapere che quando ci sei, ci sei davvero, lo capisci?” La storia di Alice, descritta da genitori e amici come una ragazza solare, nasconde in realtà una profonda sofferenza caratterizzata da difficoltà relazionali e dall’incapacità di seguire un obiettivo prefissato. Alice è infatti il personaggio della serie che avrebbe maggiormente beneficiato dell’affiancamento di un Compagno Adulto durante la sua adolescenza.

Come narra lo stesso Zero, Alice, incastrata in una relazione disfunzionale, rifiuta l’aiuto che lui e gli amici cercano di darle ogni qualvolta tornava da loro: “[…] si era incastrata in una relazione brutta… c’era qualcosa di tossico e brutto che aleggiava su quel rapporto. Alice era sparita e quando gli chiedevamo come andava diceva sempre che andava tutto bene, quando si lasciavano piangeva per due giorni e poi ci tornava sempre insieme e lo difendeva fino alla morte” (Zerocalcare, 2021). Sembra chiara la difficoltà di Alice nel chiedere aiuto, fattore comune in molti adolescenti al limite. Infatti, essendo quest’ultimi solitamente vittime di traumi interpersonali di vario tipo, non è raro che trovino difficoltà nell’espressione e nella presa di consapevolezza dei propri pensieri e delle proprie emozioni. Per questo motivo il Compagno Adulto lavora sulla condivisione dell’esperienza reale dell’adolescente – né narrata né rielaborata – ma interpretata dal ragazzo nel presente. Infatti, nel comunicare il desiderio di voler una presenza non tanto continua quanto reale, Alice accenna a un desiderio di condivisione dell’esperienza reale e nel qui-e-ora con Zero. Allargando questo contesto, egli diventa un suo alleato che riconosce e sostiene la sua vulnerabilità.

Ipotesi di intervento

Sembra che tutti e tre i ragazzi avrebbero quindi beneficiato dalla presenza di un Compagno Adulto. Cioè, tutti e tre avrebbero tratto dei vantaggi nell’avere una figura da prendere come punto di riferimento per orientarsi tra tutte quelle emozioni e sentimenti che trovano difficili da gestire. Le caratteristiche che accomunano questi tre adolescenti sembrano essere una generale difficoltà a riconoscere e seguire un obiettivo prefissato, una scarsa capacità di instaurare relazioni interpersonali autentiche e/o funzionali, e la sperimentazione di un senso di vuoto causato dalla perdita di certezze e punti di riferimento. Tutti e tre, chi più e chi meno, provengono infatti da un’adolescenza di strada. Di conseguenza, il setting di cui questi ragazzi avrebbero bisogno è la mente del Compagno Adulto, in cui essi possano sperimentare una dimensione bi-personale caratterizzata da un adolescente e un operatore capace di accogliere affettivamente e cognitivamente i suoi bisogni.

Nell’ipotizzare un intervento con questi ragazzi, immagino di condividere con loro, sin dai primi incontri, esperienze concrete della loro vita quotidiana: la stesura di qualche fumetto con Zero, prendere uno (o tanti) gelati con Secco facendosi insegnare alcune strategie di poker online, così come farsi raccontare da Alice tutte quelle abilità apprese dai suoi vari studi, esperienze o attività che ha intrapreso nel tentativo di trovare la sua strada: l’università, il volontariato, il pugilato. In altre parole, immagino che attraverso la condivisione delle ferite tipiche del contesto di periferia in cui questi ragazzi vivono quali, ad esempio, un’errata educazione sentimentale («…c’era questa scritta gigante al quartiere mio: “amare le femmine è da froci” che era la sintesi perfetta tra la tradizionale omofobia di borgata e la misteriosa eterofobia che nessuno ha mai visto con esattezza, ma che mi lasciava comunque piuttosto confuso») o l’impossibilità, per diverse ragioni, di ampliare i propri interessi, di sognare in grande e di conoscere realtà più ampie della propria periferia («… la vita mia era quella di un invertebrato spiaggiato al penultimo banco. Stavo sempre con la faccia spiaccicata sul braccio e da quell’angolazione tutto il mio mondo era un pezzo di finestra e un lampione»), sia possibile dar loro una diversa chiave di lettura di queste esperienze.

Attraverso identificazioni e proiezioni con un operatore che ha già lavorato sulla sua adolescenza, che è quindi in grado di rispecchiare i ragazzi, Zero potrebbe guadagnare più fiducia rispetto alla possibilità di seguire il suo desiderio di creare fumetti come lavoro, Secco potrebbe scoprire di avere più abilità di quel che crede e Alice potrebbe acquisire maggiori abilità sul piano dialogico emotivo, ed avere così la possibilità di concretizzare ed esternalizzare la propria sofferenza e il suo senso di vuoto. Attraverso la fiducia (terapeutica) instaurata tra operatore e ragazzo e la posizione di ascolto che l’operatore deve necessariamente assumere nei suoi confronti – sia per i suoi bisogni più superficiali sia per le richieste più profonde – questi ragazzi potrebbero rivalutare il proprio potenziale e stabilire quel senso di fiducia interna che era venuto a mancare.

È importante, tuttavia, terminare con alcune considerazioni. In primo luogo, questi tre ragazzi non risultano essere tutti al limite della curabilità, aspetto che entra in contrasto con la possibilità di accedere al servizio. Tuttavia, credo che questa serie animata, con tutte le narrazioni di Zerocalcare sulla propria storia e sul proprio contesto, ci abbiano permesso di comprendere alcuni aspetti chiave dell’intervento di un Compagno Adulto. In secondo luogo, sebbene la narrazione fatta da Zero fa riferimento a pensieri ed emozioni presenti anche nella sua prima età adulta, estrapolare i racconti della sua adolescenza ci permette di ragionare su alcune caratteristiche tipiche degli adolescenti con delle difficoltà evolutive.

È inoltre imporante menzionare Sarah, un personaggio che, seppur centrale nella serie, non ha trovato spazio in queste riflessioni, in quanto più che essere una ragazza che avrebbe beneficiato un Compagno Adulto nella sua vita, sembra essere lei stessa ad incarnare alcune qualità di questa figura.

Sarah appare sempre in grado di saper cogliere i bisogni e le aspettative di Zero. Sa quando ascoltare, quando assecondare e quando restituire un po’ di sé stessa e delle sue capacità di osservazione e mentalizzazione sulla realtà esterna quando Zero viene colto da emozioni negative o non riesce a risalire all’oggettività di una situazione, come accade, ad esempio, durante il memoriale di Alice: “Non ricominciare! Te lo sto dicendo per farti capire che le persone sono complesse, hanno lati che non conosci, hanno comportamenti mossi da ragioni intime, insondabili dall’esterno. Noi vediamo solo un pezzo piccolissimo di quello che hanno dentro e fuori, e da soli non spostiamo quasi niente” (Zerocalcare, 2021). Quando Zero necessita più di uno spazio per essere ascoltato, Sarah è in grado di proporgli un punto di vista meno angoscioso e più rassicurante, senza tuttavia perdere l’affetto che prova nei suoi confronti: “Madonna Zè, ma che gli frega di me, di te, di noi a lei? Lei ha un figlio e non sei te. Tu sei il suo lavoro, uno dei tanti 400 ragazzi che ha visto prima di te e che vedrà dopo di te. Ci hai fatto caso che ogni tanto ti chiama Zeno? TI confonde con Zeno della Terza B. Non sei onnipotente, Zè, non sei il centro del mondo della maestra.Non ti rendi conto di quanto è bello? Che non porti il peso del mondo sulle spalle, che sei soltanto un filo d’erba in un prato? Non ti senti più leggero?" (Zerocalcare, 2021). In altre parole, potremmo dire che Sarah, più che una amica, sembra una sorella maggiore per Zero, e la sua capacità di muoversi perfettamente tra i suoi aspetti Puer e Senex (Jung, 1991) lo aiutano a gestire le sue angosce legate al senso di onnipotenza e a mettere a tacere, alle volte, il lato pressante dell’armadillo.

Mi piace pensare che, al contrario di ciò che Zero crede («…sono io quello difettoso, e non posso trovare fuori quello che mi manca dentro»), ci sia per questi ragazzi in difficoltà la possibilità di trovare fuori – a partire dalla relazione terapeutica con l’operatore – quella sicurezza interna che a loro manca dentro, e che l’operatore possa, attraverso il ricordo del disorientamento sperimentato nella sua adolescenza, aiutare l’adolescente a trovare le risposte a quel turbinio di emozioni di cui Zero descrive ogni dettaglio.


Un estratto dell'elaborato di fine corso della Dott.ssa Giada Mastrolorenzo

Operatore d'Acciaio edizione Corso Febbraio 2022




Bibliografia

Figini., A. (2021). Perché vedere “Strappare lungo i bordi” di Zerocalcare, la serie Netflix diventata un cult. In Sololibri.net.

Jung, C.G. (1991). Lo sviluppo della personalità, in Opere, vol. 17, Bollati Boringhieri, 1970.

Weiss, J. (1986). Unconscious guilt. In J. Weiss, H. Sampson, & The Mount Zion Psychotherapy Research Group (Eds.), The psychoanalytic process: Theory, clinical observations, and empirical research (pp. 43–67). New York, NY: Guilford Press.

Strappare lungo i bordi. Reg. Zerocalcare. Movimenti Production, 2021. Serie Netflix.

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