top of page

27 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Tutti a casa! Psicoterapia, Compagno Adulto e pandemia.

    Ci fa piacere poter condividere con voi l'articolo apparso sul numero speciale di Babele dedicato al Covid -19 di aprile 2020. Tutti a casa! Psicoterapia, Compagno Adulto e pandemia. Di Eugenia Cassandra e Diana Paolantoni Pandemia, lockdown, COVID, quarantena, isolamento, distanziamento sociale, fase uno, fase due. Tutti ci siamo dovuti abituare e, nel minor tempo possibile, a convivere, comprendere , metabolizzare, familiarizzare con il nuovo glossario che il 2020 ha portato prepotentemente con sé. Tutti. Ma una necessità e una velocità maggiore ha interessato chi lavora in ambito psicologico, con la salute psichica, con l’emergenza. Anche tutti coloro già abituati a lavorare in situazioni drammatiche improvvise, hanno dovuto resettare la funzione pensiero perché, a differenza di terremoti, tsunami, catastrofi, in cui generalmente si arriva a dare sostegno a disastro avvenuto, in questa nuova emergenza si trovano tutti galleggianti, fluttuanti, inondati, sospesi in una condizione emergenziale senza confini e senza una fine certa. In questa sospensione ci siamo ritrovati noi tutti, esponenti dell’aiuto alla salute mentale, a dover rimodulare i nostri Setting terapeutici, a doverli trasformare, a ridiscutere anche i confini degli stessi Setting e alcuni dei principi fondanti il rapporto psicanalitico. I mezzi “social” (Whatsapp, Skype, Zoom) fino a questo momento studiati, analizzati, criticati e a volte demonizzati, sono diventati in un batter d’occhio l’unica soluzione possibile al mantenimento della continuità terapeutica. E senza rendercene conto sono diventati gli alleati numero uno per il proseguimento delle psicoterapie. Contestualmente anche il nostro Setting, tanto protetto e protettivo, si è trasformato, e i pazienti sono entrati direttamente nelle nostre case trasformando e in parte umanizzando la figura del terapeuta. Il paziente entra in casa del terapeuta osservandone quadri, librerie, specchi, lampadari e ascoltandone i rumori e, in questo modo condivide il privato del terapeuta, che entra a fare parte della relazione terapeutica, concretizzando e alimentando le fantasie del paziente in quanto l’ambiente domestico si trasforma in elementi intrusivi e di distrazione. In qualche modo la distanza tra il terapeuta ed il paziente diminuisce, incontrandosi in un vissuto condiviso, in una medesima esperienza, in una storia che tutti e due stanno vivendo come identica e nello stesso momento. Il terapeuta subisce un processo di umanizzazione da parte del paziente, il quale sa che il terapeuta è vittima dello stesso malessere, dello stesso stordimento, delle stesse difficoltà e questo mette in moto un processo di identificazione forte, di proiezioni, di risonanze che il terapeuta è tenuto a gestire prima ancora di aver elaborato egli stesso la sua ferita. Il terapeuta, che fino a quel momento si portava addosso l’archetipo del “guaritore ferito”, colui che ha fatto l’esperienza del dolore e lo ha attraversato, è sopravvissuto ed in virtù di questo sopravvivere al dolore, come il centauro Chirone , può mettere a disposizione ciò che ha imparato a servizio di chi è intorno, diventa in men che non si dica il del paziente. Siamo tutti dentro al pericolo insieme, ma è nostro dovere, in qualità di terapeuti, correre a contattare le nostre emozioni, correre a contattare la nostra parte ferita e trovare nuovamente il nostro equilibrio da mettere al servizio del paziente. Come terapeuti siamo chiamati a sentire, ad elaborare ed integrare prontamente le reazioni che questo momento storico attiva in noi e nei nostri pazienti: agiti, paralisi, impotenza, ribellione e i vissuti emotivi ad esse associati, depressione, noia, ansia generalizzata, angoscia di morte. Come psicoterapeute e responsabili del progetto di “Compagno Adulto” dell’Associazione Fiori d’Acciaio ci siamo trovate, inoltre, a dover affrontare un grande paraddosso lavorativo ed esecutivo. Il “Compagno Adulto” è di per sé un assetto terapeutico dedicato all’adolescenza che presuppone, generalmente, l’inaccessibilità del paziente ad un Setting terapeutico dialogico. La caratteristica del progetto è la domiciliarità: l’intervento, in genere bisettimanale e della durata di due ore, si svolge nell’abitazione o nei luoghi di interesse del ragazzo, facendo cose insieme, passeggiando nel quartiere, giocando a carte, chiacchierando, stando vicini, facendo lavori creativi finalizzati alla espressione e comprensione delle emozioni. La terapeuticità e la singolarità dell’intervento sono racchiuse, quindi, nel fare insieme, nell’esperire insieme. Se nei pazienti adulti la grossa difficoltà del passaggio dalla terapia a studio alla terapia on-line può essere rintracciabile nella “vicinanza” che tale mezzo comporta, in quei pazienti adolescenti, giudicati a più livelli non adatti ad un rapporto esclusivamente dialettico, ci siamo chieste come reinterpretare il progetto di “Compagno Adulto” in questa nuova fase storica. Il dato davvero interessante è stato, nell’osservazione della reazione dei ragazzi, l’inaspettata duttilità e adattabilità degli stessi, che sono riusciti ad immergersi con entusiasmo e volontà nel rapporto nuovo con i loro operatori. É stato indiscutibilmente necessario ripersonalizzare e riequilibrare l’intervento su ogni singolo ragazzo, per modalità, tempo, e numero di incontri. In questa rimodulazione degli interventi, ci siamo trovate di fronte ad un altro paradosso, venutoci però in aiuto, costituito da un’ ulteriore caratteristica fondante l’intervento di Compagno Adulto, ovvero la sua domiciliarità. Se altri ambiti della vita quotidiana dei ragazzi, trasposti su piattaforma, possono essere vissuti dalle famiglie e dagli adolescenti da noi seguiti con un sentimento di invadenza ed intrusività fino ad arrivare, a volte, ad un senso di persecuzione nel privato, il “Compagno Adulto”, essendo già presente nella quotidianità casalinga del ragazzo, non ha risentito di questi vissuti, venendo accolto con naturalezza. Inoltre, la forte necessità di un contatto “sicuro” con l’esterno, difficilmente rintracciabile, per i nostri ragazzi, nelle relazioni scolastiche e amicali generalmente assenti e insoddisfacenti, gli ha permesso di potersi adattare al mezzo video costruendo insieme agli operatori un nuovo rapporto, sostenuto da una flessibilità che non tutti i pazienti riescono a manifestare. Riuscire a tenere unito e, allo stesso tempo monitorare il lavoro di un gran numero di operatori da remoto, ha richiesto un sensibile sforzo da parte di noi responsabili del progetto, chiamandoci ad essere più presenti con riunioni settimanali, piuttosto che mensili, sempre mediate dal mezzo video. Se nel lavoro di “Compagno Adulto” un pericolo costante è rappresentato dal lasciare solo l’operatore, con il rischio di vissuti che oscillano dall’ onnipotenza all’impotenza, è stato necessario implementare un meticoloso lavoro di supervisioni individuali, di gruppo e momenti di confronto con l’intera equipe, anche con la finalità di mantenere vivo un senso di appartenenza ad un gruppo, ad un progetto di lavoro grande, ad una identità professionale, ad una responsabilità terapeutica. Inoltre, il “Compagno Adulto”, coerente, autorevole, maturo quanto basta per rappresentare un luogo di proiezioni e identificazioni sicure e stabili, utili alla crescita dei nostri ragazzi, ma al contempo non abbastanza grande - appunto un compagno - da creare una distanza ingestibile dal ragazzo, una figura in cui le funzioni puer e senex sono continuamente fluttuanti nella relazione d’aiuto, si trova anche lui ad affrontare, nel rapporto mediato dal video, a dover gestire quell’intrusione nel proprio ambiente privato, domestico, che mette in crisi i confini interni. In conclusione, sia che ci troviamo a lavorare con l’adulto, sia che ci troviamo a lavorare con l’adolescente, o in un Setting di “Compagno Adulto”, la riflessione sul lavoro terapeutico, in tempi di pandemia, sembra riportare ad una riflessione sui limiti e confini. Se fino a poco tempo fa i confini e i limiti del Setting erano chiaramente rappresentati da una serie di gesti ed elementi anche concreti appartenenti alle nostre stanze di analisi, ci siamo trovati a dover sfoderare, come un’ arma, una flessibilità e una capacità di adattamento impensabili, dove l’elemento più significativo è stato, e continua ad essere, il mantenimento di saldi - non rigidi - e chiari confini interni, in una relazione in cui i precedenti confini sono improvvisamente scomparsi, stravolti, sfumati. Potete scaricare l'interno Numero Speciale della rivista Babele cliccando qui.

  • I Disturbi dello Spettro Autistico in Adolescenza

    L'Associazione Fiori d'Acciaio da diverso tempo propone servizi e progetti rivolti a ragazzi con Disturbo dello Spettro Autistico in Adolescenza. Proviamo a definire meglio i presupposti del lavoro che svolgiamo con i ragazzi in questo particolare momento di vita. Disturbi dello Spettro Autistico, cosa sono Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5; APA, 2013) i Disturbi dello Spettro Autistico (Autism Spectrum Disorders- ASD) rientrano nei disturbi del neurosviluppo. Si caratterizzano per la presenza di deficit persistenti nella comunicazione e nelle interazioni sociali in molteplici contesti e con pattern di comportamento ripetitivi e stereotipati. Proviamo a descrivere meglio queste aree Il livello di gravità dipende dalla compromissione delle aree definite qui di seguito. 1. Area della comunicazione e dell'interazione sociale. Si riscontrano: - deficit della reciprocità socio-emotiva; - deficit dei comportamenti comunicativi non verbali per l'interazione sociale. La comunicazione verbale e non verbale risulta scarsamente integrata. Si notano anomalie del contatto visivo e del linguaggio del corpo, si evidenziano deficit della comprensione e dell'uso dei gesti e una compromissione nell'espressività facciale; - deficit dello sviluppo, della gestione e della comprensione delle relazioni. Si riscontrano difficoltà nel gioco simbolico e nella capacità di sviluppare, mantenere e comprendere le relazioni e le amicizie. 2. Pattern di comportamento, interessi o attività ristretti e ripetitivi. Si notano: - movimenti, uso degli oggetti o eloquio stereotipati o ripetitivi. Stereotipie motorie semplici come l'utilizzo incongruo dell'oggetto, ecolalia, frasi idiosincratiche; - aderenza alla routine priva di flessibilità. I ragazzi provano disagio davanti a piccoli cambiamenti, presentano schemi di pensiero rigidi, saluti rituali e selettività alimentare; - gli interessi sono molto limitati e anomali per intensità o profondità. Si notano interessi eccessivamente circoscritti per persone o cose; - iper o iporeattività in risposta a stimoli sensoriali, interessi insoliti verso aspetti sensoriali dell'ambiente. Possono presentare avversione nei confronti di suoni o consistenze tattili specifiche. Possono mostrare la tendenza ad annusare o toccare oggetti in modo eccessivo o risultano affascinati da luci o da movimenti. Questi deficit si presentano generalmente nelle prime fasi dello sviluppo. Causano una compromissione clinicamente significativa del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti. Tali alterazioni non sono necessariamente spiegate dalla presenza di una disabilità intellettiva pur essendo spesso ad essa accompagnati. Quali trattamenti? Gli approcci utilizzati nel trattamento dei Disturbi dello Spettro Autistico sono diversi e comprendono: - trattamenti centrati sul corpo, - su emozioni e sensazioni, - sull'educazione, - sulle abilità individuali, - trattamenti volti a ridurre la sintomatologia, - interventi di sostegno alla genitorialità e all'intero nucleo famigliare. Data la possibilità di fare Diagnosi di Autismo già nei primi anni di vita, i trattamenti sono volti prevalentemente alla presa in carico del bambino e della famiglia. Cosa succede in adolescenza? Rispetto all'adolescenza e all'età adulta assistiamo invece ad un "vuoto sanitario". Le famiglie sono spesso costrette a circondarsi di figure professionali, più o meno specializzate, che vanno però ad intervenire su aree specifiche della vita del ragazzo lavorando in modo circoscritto e non integrato. Nello specifico, figure come l'insegnante di sostegno, la baby-sitter, l'educatore, l'istruttore di sport sono certamente importanti ma non possono sostituire l'approccio psicologico all'intervento. Uno psicologo formato per supportare l’adolescente e la sua famiglia, oltre a lavorare specificatamente su questioni psicologiche, fa da raccordo tra i diversi ambiti della vita del ragazzo. Soprattutto in adolescenza l'intervento terapeutico deve sostenere infatti l’individuazione e la costruzione di una propria identità all’interno della società e dei contesti in cui il ragazzo vive. Il Compagno Adulto per Adolescenti con Disturbo dello Spettro Autistico L'Associazione Fiori d'Acciaio, mediante la figura del Compagno Adulto per ragazzi con Disturbo delle Spettro Autistico, si propone di seguire l'adolescente e il giovane adulto intervenendo su diverse aree di sviluppo. L'obiettivo è lavorare su: - autonomie personali, - vissuto emotivo - e sull'esperienza relazionale e sociale (anche all'interno del gruppo dei pari). Ovviamente, lavorare con adolescenti con Disturbo dello Spettro Autistico pone in primo piano temi e dinamiche differenti rispetto a quelle che animano il lavoro con i più piccoli. - la condivisione e la socializzazione tra i pari, - inserimento nella vita sociale (contesto scolastico, lavoro sull'utilizzo del denaro, confronto con l'altro), - autonomie personali, - le emozioni e i vissuti interni, - l'identità corporea e l'intimità, - l'affermazione di sè attraverso la percezione di propri bisogni, - uno spazio di pensiero su di sè dedicato ai genitori . Laboratorio Crescere con l'Autismo Tra i servizi offerti da Fiori d'Acciaio troviamo un nuovo progetto dedicato ad adolescenti con Disturbo dello Spettro Autistico che serve del lavoro in piccoli gruppi. Il Laboratorio Crescere con l'Autismo è rivolto ad adolescenti dai 14 ai 18 anni e ai loro genitori e partirà ad ottobre 2020. Il Progetto prevede: - uno spazio dedicato ai ragazzi che, in piccoli gruppi, si incontrano settimanalmente, - - uno spazio di gruppo dedicato ai genitori, con incontri mensili. L'obiettivo dei questo progetto è sostenere i ragazzi e le loro famiglie. Il lavoro è centrato sulle dinamiche tipiche dell'adolescenza, declinate per lavorare con adolescenti con Disturbi dello Spettro Autistico. Qui tutti i dettagli relativi al Laboratorio Crescere con l'Autismo .

  • Hikikomori, quali sono i segnali a cui fare attenzione?

    In un intervento sul Canale You Tube "Welcome aboard! Fatti e opinioni dal Regno Unito" il Presidente dell'Associazione Fiori d'Acciaio Dott.ssa Eugenia Cassandra e la Dott.ssa Maria I. Trecca- Referente dell'Area di Intervento Hikikomori di Fiori d'Acciaio danno alcune piccole indicazioni sui segnali importanti ai quali i genitori possono portare la loro attenzione. Lo scopo è quello di valutare la presenza o meno di dinamiche disfunzionali che possono essere segnali di un inizio di Ritiro pervasivo dalla vita sociale o di alte condizioni che meritano l'ascolto attento di un professionista. Si parla inoltre del Gruppo Clinico Hikikomori, iniziativa di formazione continua per professionisti che operano in questo ambito di interesse promossa da Fiori d'Acciaio. Questo il link dell'intervento https://www.youtube.com/watch?v=2qDWD-4Ivdg&feature=youtu.be&fbclid=IwAR0tkAtq_Gaok_bNWrGdjnSg2tYs44rQZWoXKrNQGzEM8RCVJ_U_3PjiteQ

bottom of page